venerdì, 18 aprile 2008

Su Il Mattino di oggi (18 aprile 2008) in pagina 41 vi era il resoconto di una “zuffa in aula tra due avvocati. È accaduto ieri mattina dinanzi al gup Luca Semeraro, protagonisti due avvocati: uno di 86 anni, l’altro di 70 anni, che prima si scambiano insulti, poi passano ad incrociare schiaffi e pugni. Decisivo l’intervento della polizia, che su richiesta dello stesso giudice Semeraro identifica i duellanti. Il giudice ha poi scritto una relazione al pubblico ministero (in aula era presente il pm Paolo Di Sciuva), per un’eventuale denuncia. Un episodio nato alla fine di un processo per usura, che vedeva contrapposti i due avvocati. Il pm chiede l’archiviazione, c’è qualche mugugno. L’udienza sta per essere aggiornata ad altra data, quando uno dei due si alza o sibila ingiurie contro l’altro penalista. Che non resta a guardare e sferra un pugno al mento del rivale. C’è un parapiglia, tanto che i due vengono condotti nel drappello di polizia distaccato in Tribunale...”. La notizia si aggiunge alla voce di corridoio che dava per avvenuta, nei giorni scorsi, un’altra scazzottata fra due avvocati (del medesimo studio, ben noto) nella sala di attesa del Tribunale del Riesame. E si aggiunge ad altro analogo episodio che si narra scoppiato fra due giovani e noti avvocati penalisti. Effettivamente, sembra che in Tribunale vi sia un po’ di nervosismo di troppo … saranno i tempi …

postato da: penalpolis alle ore 15:29 | Permalink | commenti (3)
categoria:5 inciuci
giovedì, 10 aprile 2008
Tratto, on-line, da Il Giornale del 10 aprile 2008
Follie in toga: Quando il giudice lo fa strano
di Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica
<<Ci sono pazzi e pazzi, anche tra i magistrati. Come scrive Filippo Facci nel suo Appunto di ieri sulla casta in toga che, a differenza di altre caste, sfugge all’esame dell’idoneità mentale, di casi psichiatrici ve ne sono svariati oltre a quello citato nella rubrica: dal giudice che abbandona l’aula perché «signor presidente, ho i ceci sul fuoco» e che giudica incostituzionale l’ora legale, al consigliere d’appello sorpreso nel bagno di un cinema a fare sesso con un ragazzo ma assolto dal Csm perché ha sbattuto la testa sulla porta della toilette «e ciò lo avrebbe reso - scrive Mauro Mellini nel libro La fabbrica degli errori edito da Koinè - per un certo tempo incapace di intendere».
È di qualche giorno addietro la storia del giudice di
postato da: penalpolis alle ore 10:44 | Permalink | commenti (1)
categoria:1 opinioni, 3 informazione, 4 news, 5 inciuci, 6 racconti
giovedì, 10 aprile 2008
Da notizie di stampa si apprende che il Procuratore Aggiunto di Napoli Dott. Aldo De Chiara si è formalmente rivolto alla Polizia Giudiziaria (di Ischia, per il momento): "E' illegittimo l'art. 9 della Legge Regionale n° 10/2004: fate nuovi sopralluoghi e sequestrate". Nell'allegato articolo de Il Golfo possono essere approfondite le ritenute ragioni ed interpretazioni giurisprudenziali.
postato da: penalpolis alle ore 08:14 | Permalink | commenti
categoria:4 news, 9 giurisprudenza
domenica, 30 marzo 2008
“di fronte alla luna” mostrata dalla Camera Penale di Napoli, qualcuno preferisce, forse per allontanare la vista della luna stessa, concentrarsi sul “dito che indica la luna”
GIUNTA DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE
Delibera 25 marzo 2008
<<La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
premesso
- nel corso di un processo per gravi fatti di criminalità organizzata in fase di celebrazione a Napoli, sono state denunciate dai difensori degli imputati allarmanti condotte di inquinamento probatorio da parte di collaboratori di giustizia. In particolare, sarebbe emerso da intercettazioni telefoniche che essi, oltre a tenere liberamente contatti tra loro, concertavano il contenuto delle rispettive dichiarazioni processuali;
-nel contempo, organi di stampa informavano che,
postato da: penalpolis alle ore 09:20 | Permalink | commenti
categoria:2 documenti, 1 opinioni, 4 news
mercoledì, 26 marzo 2008
Nel segnalare, di tanto in tanto, le nuove realtà giuridico-giudiziarie on line, non poteva tacersi un affettuoso "bentornato" al ristrutturato e restaurato sito della Camera Penale di Napoli, con l'auspicio che possa al più presto divenire autentico "faro" dell'Avvocatura napoletana.
postato da: penalpolis alle ore 22:05 | Permalink | commenti (3)
categoria:4 news
lunedì, 24 marzo 2008
MISURE CAUTELARI PERSONALI – SEVERITA’ DI GIUDIZIO IN ORDINE ALLA SUSSISTENZA DI GRAVITA’ INDIZIARIA – VALUTAZIONE IN ORDINE ALLE ESIGENZE CAUTELARI – CRITERI - REVOCA
Tribunale del Riesame di Napoli, XII sez., Pres. Vincenzo Albano, Est. Stefania Daniele, ord. 14/2-3/3/2008, proc. n° 1079/2008 R.I.M.Caut.
Indubbia è la gravità dei fatti per cui si procede. Oltre a quanto già rilevato dal GIP e condiviso dal Collegio, in questa sede può venire solo rimarcato che trattasi di condotte delittuose di indiscutibile rilevanza, le quali appaiono vieppiù gravi se si considera il profilo soggettivo di coloro che, agendo sinergicamente in un “gioco di squadra”, se ne sono resi autori nello svolgimento di funzioni pubbliche, in tal modo strumentalizzate e piegate al soddisfacimento di interessi personali, ovvero clientelari di partito, anche di natura economica, perseguiti attraverso una “politica” di diffusa e ramificata intromissione nella gestione della cosa pubblica, attuata anche
lunedì, 24 marzo 2008
MISURE CAUTELARI PERSONALI – VIOLAZIONE DELLE PRESCRIZIONI – AGGRAVAMENTO – INTERROGATORIO DI GARANZIA – DIBATTIMENTO GIA’ APERTO  O SENTENZA DI PRIMO GRADO GIA’ EMESSA - NECESSITA’ A PENA DI INEFFICACIA DELLA MISURA
Tribunale del Riesame di Napoli, XII sez., Pres. Lucia La Posta, Est. Stefania Daniele, ord. 3-11/3/2008, proc. n° 11574/2007 R.I.M.Caut.
In caso di aggravamento della misura cautelare disposto per le ipotesi di cui al comma 1 dell’art. 276 c.p.p., al di là della natura sanzionatoria dell’inasprimento della misura, è necessario, a pena di inefficacia, procedere all’interrogatorio di garanzia ai sensi dell’art. 294 c.p.p.. Sussiste la necessità dell’obbligo di procedere all’interrogatorio
lunedì, 24 marzo 2008
INTERCETTAZIONI DI CONVERSAZIONI – PROCEDIMENTO DIVERSO DA QUELLO IN CUI SONO STATE DISPOSTE – REATO DIVERSO – INUTILIZZABILITA’
Tribunale del Riesame di Napoli, VIII sez., Pres.Est. Beatrice Sasso, ord. 25/10/2007-10/3/2008, proc. n° 4656/2007 R.I.M.Caut.
Il procedimento in oggetto costituisce stralcio di altro e principale procedimento, radicatosi presso la DDA della Procura della Repubblica, nella quale figuravano contestati reati di competenza, appunto, della DDA. Nell’ambito di tale procedimento principale venivano operate intercettazioni da cui emergevano anche una serie di elementi su altre attività illecite dell’associazione
postato da: penalpolis alle ore 21:15 | Permalink | commenti
categoria:intercettazioni, inutilizzabilità, 9 giurisprudenza
lunedì, 24 marzo 2008
ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE E REATI FINE – INDIPENDENZA PROBATORIA – NECESSITA’
Tribunale del Riesame di Napoli, X sez., Pres. Nicola Quatrano, Est. Mariaraffaella Caramiello, ord. 4-3/3/2008, proc. n° 1502/2008 R.I.M.Caut.
Allorquando le condotte contestate di spaccio di sostanze stupefacenti si risolvono nella mera ripetizione di quelle, pur evidenziate dai collaboratori di giustizia, integranti l’ipotesi associativa, non poggiando su emergenze diverse e maggiormente specifiche e circostanziate, tanto da
postato da: penalpolis alle ore 21:13 | Permalink | commenti
categoria:prova, sostanze stupefacenti, ass per delinquere, 9 giurisprudenza
lunedì, 24 marzo 2008
MISURE CAUTELARI REALI – SEQUESTRO PREVENTIVO – SOMME DI DENARO – CONTI CORRENTI BANCARI – MOTIVATA E PRECISA RELAZIONE CON I REATI CONTESTATI – NECESSITA’
Tribunale del Riesame di Napoli, XII sez., Pres. Giuseppina Casella, Est. Irma Musella, ord. 28/1-20/2/2008, proc. n° 56/2008 R.I.M.Caut.Reali
Presupposto imprescindibile perché il denaro sia sottoposto a sequestro preventivo, soprattutto se si tratta di somme depositate in istituto bancario, è che esso rappresenti il profitto, il prodotto ed il prezzo dell’attività criminosa, o sia, in qualche modo, servito a commetterla. Tuttavia,
postato da: penalpolis alle ore 21:11 | Permalink | commenti
categoria:misure cautelari reali, sequestro preventivo, 9 giurisprudenza
mercoledì, 19 marzo 2008

Non pare che il titolo corrisponda al contenuto dell'intervista, ma lancia un forte segnale ... segnale che, se non rispecchiante il sentire dell'intervistato, meriterebbe precisazioni da parte di chi è stato "male interpretato":  da Il Mattino del 19 marzo 2008  <<Stravino: linea inopportuna dopo le intimidazioni in aula Le riserve dell’ex presidente della camera penale «Il documento dei miei colleghi desta interrogativi» Si concede una lunga pausa, prima di iniziare a parlare per dire tutto quello che pensa. Ettore Stravino, penalista, ex presidente della camera penale di Napoli, ha le idee molto chiare su tutto quello che è accaduto giovedì mattina in un’aula di giustizia, quando un suo collega ha letto quelle sessanta pagine che sono ormai diventate l’oggetto di uno scontro che va ben oltre la mera istanza di remissione per legittima suspicione. «Prima di commentare il documento varato ieri dalla camera penale di Napoli - afferma - voglio dire che i fatti che si sono svolti nell’aula bunker mi hanno profondamente turbato». Perché? «A mia memoria non era mai accaduto prima che in un’aula di giustizia si pronunciassero invettive del calibro di quelle che ho letto dalle cronache sui giornali. Io in quell’aula ero non c’ero, ma mi pare di aver capito bene quello che è successo...». Ce lo dica, avvocato. «È molto semplice: un avvocato difensore è diventato veicolo di messaggi trasversali inviati ai giudici dai propri clienti». Ieri, intanto, la camera penale ha stilato un documento nel quale si rilancia la questione della gestione dei pentiti: c’è nè anche per la Procura, che non avrebbe vigilato a sufficienza per evitare che alcuni collaboratori parlassero tra loro al telefono. «Effettivamente un documento in tema di pentitismo stilato all’indomani dei fatti che abbiamo ricordato poco fa potrebbe suscitare qualche interrogativo. Ma, al di là di queste ragioni di opportunità “temporale” è chiaro che nel documento non si possono cercare ragioni di adesione nei confronti di una condotta processuale inqualificabile: una condotta che merita non solo dissenso netto, ma forse anche una severissima censura. E d’altronde resto convinto del fatto che l’avvocatura napoletana sia estranea a quello che è successo, come dimostra l’atteggiamento tenuto dagli altri difensori presenti in aula: tutti hanno subito preso pubblicamente le distanze dal difensore di quei due imputati. E forse lo hanno fatto anche sfidando il dissenso dei propri clienti». Condivide l’allarme lanciato dalla camera penale ieri a proposito dei collaboratori di giustizia? «Non ho letto ancora il documento. Ma credo che la giunta abbia voluto ribadire un principio molto importante per il diritto di difesa. Conoscendo bene il presidente Cerabona e i colleghi che fanno parte della giunta escludo che possano esistere legami o connessioni tra la stesura del documento stesso e il deprecabile episodio di giovedì». giu.cri.>>

postato da: penalpolis alle ore 15:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:1 opinioni, 3 informazione, 4 news
lunedì, 17 marzo 2008
Un blogdimagistrati ne segnala un altro di lor colleghi e ve ne passiamo l’indirizzo: www.teminera.blogspot.com . Pare si tratti di magistrati che raccolgono e pubblicano quanto di peggio venga prodotto dalla giurisprudenza di merito e di legittimità. Giusto per offrirne un assaggio, ecco una chicca: <<E' un giorno del mite settembre 2004 in una città bagnata dal mare. E' proprio l'ora della siesta, le due del pomeriggio, e la poliziotta Tizia si avvia in sella alla sua bicicletta verso il Commissariato dove dovrà prendere servizio, attraversando i vialetti di un bel parco cittadino, molto più piacevoli dell'asfalto.
Quando, all'improvviso, deve stropicciarsi gli occhi incredula di quello che sta vedendo: un biondo, dall'aria germanica, è seduto su una panchina, con le gambe aperte e allungate, i pantaloni aperti ed abbassati, il capo reclinato all'indietro, la mano sotto i pantaloni che si agita in un movimento "sussultorio" inequivocabile. La brava poliziotta
postato da: penalpolis alle ore 16:10 | Permalink | commenti (5)
categoria:3 informazione, 5 inciuci, 6 racconti
lunedì, 03 marzo 2008
Delibera del 20 febbraio 2008
"La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
premesso
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha ricevuto nelle scorse settimane la segnalazione di un iscritto alla Camera Penale di Roma che ha evidenziato come, nell’ambito di un’indagine per il reato di riciclaggio condotta dalla Procura della Repubblica di Palermo, venissero riportati –e ritenuti investigativamente utili- i contenuti di intercettazioni ambientali tra una persona sottoposta ad indagini ristretta agli “arresti domiciliari” ed il suo difensore che discutevano dei fatti oggetto del processo e la strategia difensiva da adottare ...;
-da tempo, in effetti, giungono all’Unione delle Camere Penali Italiane segnalazioni circa l'esecuzione di intercettazioni telefoniche su utenze di persone sottoposte alle indagini che chiamano il loro legale ovvero di intercettazioni ambientali in cui si ascoltano da parte della polizia conversazioni tra cliente e proprio assistito. Tali conversazioni vengono in genere riportate negli atti processuali (integralmente o attraverso una sintesi del loro contenuto) dando ormai la certezza dell’esistenza di una prassi costante di ascolto, da parte degli investigatori, di conversazioni che intercorrono tra l’avvocato ed il proprio assistito ed aventi ad oggetto il merito del procedimento;
-premesso che la riservatezza delle conversazioni tra legale e proprio cliente è uno
postato da: penalpolis alle ore 15:52 | Permalink | commenti (4)
categoria:2 documenti
giovedì, 28 febbraio 2008
"Ora che i corpi di Salvatore e Francesco Pappalardi sono stati trovati in un pozzo, dove nessuno era andato a cercarli, emerge un volto della nostra giustizia penale a dir poco discutibile. Da un lato, il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, in carcere perché indiziato, sulla base solo di un’intercettazione ambientale e della fragile testimonianza (tardiva) di un bambino, di averli uccisi. Inoltre un' inchiesta che ha cercato Salvatore e Francesco nelle grotte di Matera, nelle campagne delle Murge, persino in Romania, lungo le piste delle sette sataniche e del traffico di organi. Dall'altro, il casuale ritrovamento dei loro corpi in un pozzo nel centro di Gravina, non lontano dalla piazza dove erano stati visti l'ultima volta. Da un lato, dunque, il volto di una giustizia metafisica, che cerca aprioristicamente la verità attraverso la speculazione intellettuale e gli indizi, anche i più inverosimili, costruiti nel laboratorio della mente inquirente. Dall’altra, la scoperta casuale dei corpi dei due bambini morti, ma per fame e per freddo, nella profondità di un pozzo.
Quale verosimiglianza logica si può rintracciare nel gesto di un padre presunto assassino che non avrebbe ucciso i suoi figli, ma li avrebbe gettati vivi in un buco, e non nella sperduta campagna, bensì in un luogo dove qualcuno avrebbe potuto ritrovarli prima della loro morte? Ma il procuratore di Bari, Emilio Marzano, ha detto: «L'impianto accusatorio per ora rimane, non abbiamo elementi per ripensarlo». Sotto il profilo formale, l'affermazione è ineccepibile. Sotto quello sostanziale, appare, però, incauta almeno per due ragioni. La prima: il ritrovamento dei due fratelli nel pozzo dove l’altro giorno è caduto il bambino e l'autopsia dei loro corpi aprono interrogativi nuovi che il dottor Marzano aveva evidentemente sbagliato a escludere a priori. La seconda: per ora, la colpevolezza di Filippo Pappalardi è confermata solo dalla sua carcerazione preventiva, direbbe il filosofo dei diritti civili «per mezzo del castigo», e dal carattere ferocemente arcaico della sua figura. Forse non è inutile ricordare che l'esposizione prolungata dell'indiziato all'avvenimento minaccia di distruggerne l'immagine e, probabilmente, già l'ha distrutta. La verità mediatica, in questi casi, rischia di apparire più forte di quella vera e non è attraverso la prima che si può ragionevolmente sperare di pervenire alla seconda. Qui non è in discussione la colpevolezza o l'innocenza del Pappalardi. Sono in discussione un pregiudizio giudiziario e la stretta correlazione fra il sistema giudiziario e quello mediatico che sta diventando tale da rendere sempre più difficile capire dove finisca l'uno e incominci l'altro e viceversa. Scrive Daniel Soulez Larivière: «La magistratura scopre con delizia che accanto alle armi terrificanti che esistono già nel codice di procedura penale esiste anche lo strumento mediatico che lo completa efficacemente» («Il circo mediatico- giudiziario», ed. Liberilibri). Eppure, il rimedio a questa confusione dei ruoli che si è imposta in Italia da quindici anni a questa parte e che nuoce sia alla magistratura sia al giornalismo, ci sarebbe: scindere la fase istruttoria e investigativa, rigorosamente coperta da segreto, da quella giurisdizionale e dibattimentale, aperta invece al pubblico."
di Piero Ostellino
Corriere della Sera del 28 febbraio 2008
postato da: penalpolis alle ore 15:16 | Permalink | commenti (4)
categoria:1 opinioni, 3 informazione
martedì, 26 febbraio 2008
"Dopo l'iniziale sconcerto di alcuni e qualche protesta, è calato il silenzio sulla scelta di Walter Veltroni di allearsi con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ... Di Pietro rappresenta l'antipolitica nella variante giudiziario- giustizialista ... Non ci sarà mai nessuna possibilità di chiudere l'eterna transizione italiana se non interverrà un accordo bipartisan sulla giustizia. Ma Veltroni si è messo in casa una forza che lavorerà strenuamente (e giustamente, dal suo punto di vista, essendo quello il mandato che avrà ricevuto dagli elettori) perché un accordo del genere non possa essere siglato. Sarà difficile rimettere ordine, in modo consensuale, nel sistema giudiziario italiano. E continueranno le solite invasioni di campo (l'ultima in ordine di tempo, con il caso Mastella, ha dato il colpo di grazia al governo Prodi). L'Italia dei Valori, una piccola formazione che, in queste faccende, è in grado di trovare il sostegno esterno di un vasto esercito giustizialista, sarà lì, vigile, pronta a mettere veti. Prendiamo il caso delle intercettazioni che sono non solo una delle armi più avvelenate della politica italiana ma anche una spia evidente degli sviluppi patologici del nostro sistema giudiziario. Riportare la giustizia alla normalità significa anche mettere regole e paletti, e cioè limiti, all'uso che i magistrati possono fare di uno strumento così delicato, che comporta l'intrusione nella sfera privata dei cittadini. Significa mettere la parola fine alle inchieste-mostro fondate sulle intercettazioni selvagge, «di massa» (intercetto mezzo mondo: alla fine qualcosa salterà pur fuori). Ne abbiamo viste fin troppe di inchieste del genere: grande fracasso, tante reputazioni fatte a pezzi, e poi, quasi sempre, una volta giunti in tribunale, tutto finisce in niente. Non è solo una questione di uso politico-mediatico delle intercettazioni. E', prima ancora, una questione di rispetto delle libertà individuali. Ed è un problema di responsabilizzazione che sempre deve accompagnare e limitare il (grande) potere di chi fa inchieste giudiziarie.
Per dimostrare di non essere condizionato dai giustizialisti alla Di Pietro, Veltroni ha dichiarato di voler limitare l'uso mediatico delle intercettazioni. Lodevole proposito. Peccato che ad esso si sia accompagnata, forse involontariamente, l'affermazione, di sapore un po' giustizialista, secondo cui i magistrati, a patto che ciò non finisca sui giornali, possono utilizzare le intercettazioni come, dove e quando vogliono. Ma ciò non è consentito ai magistrati senza che vi siano dei limiti nei regimi politici che rispettano davvero i diritti individuali di libertà. E' difficile credere che l'alleanza del Partito democratico con Di Pietro non finirà per incidere negativamente sulla futura politica di quel partito."
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera del 25 febbraio 2008
postato da: penalpolis alle ore 14:38 | Permalink | commenti (3)
categoria:1 opinioni, 3 informazione
martedì, 26 febbraio 2008
Sono attesi con curiosità interpretazioni e commenti all’ordinanza appena sotto riportata! Cosa mai può essere accaduto? C’è qualcuno che non legge i provvedimenti usati nella motivazione per relationem (sic!)? Per fortuna che a Berlino c’è sempre un Giudice …
MISURE CAUTELARI PERSONALI – ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE ASSERITAMENTE EMESSA EX ART. 27 C.P.P. - MOTIVAZIONE PER RELATIONEM – OMESSA LETTURA O INCOMPRENSIONE, DA PARTE DEL GIUDICE RITENUTOSI COMPETENTE, DEL PROVVEDIMENTO RICHIAMATO – INESISTENZA DI DECLARATORIA DI INCOMPETENZA PER TERRITORIO NEL CORPO DELL’ORIGINARIA O.C.C. – ANNULLAMENTO
Tribunale del Riesame di Napoli, VIII sez., Pres. Est. Gianpaolo Cariello, ord. 14/12/2007, proc. n° 10906/2007 R.I.M.Caut.
Rilevato che con l’impugnata ordinanza il GIP del Tribunale di Napoli ha disposto, ex art. 27 c.p.p., la misura cautelare nei confronti dell’indagato riportandosi alle motivazioni dell’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Bologna all’esito dell’udienza di convalida del fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli. Rilevato, altresì, che, contrariamente a quanto ritenuto dal GIP di Napoli, il GIP di Bologna non si è affatto dichiarato incompetente in ordine ai reati addebitati all’indagato, ma ha, al contrario, ritenuto la propria competenza. Ritenuto che, pertanto, non essendo stata emessa l’ordinanza ai sensi dell’art. 291 co. 2 c.p.p. ma dal giudice ritenutosi competente, nessun altro giudice aveva il potere di deliberare in merito (tantomeno sull’erroneo presupposto di un’inesistente declaratoria di incompetenza e richiamando le argomentazioni dell’ordinanza del GIP che invece si è ritenuto competente), l’ordinanza del GIP di Napoli va annullata essendosi l’azione cautelare esercitata dal PM esaurita con l’applicazione della misura da parte del GIP del Tribunale di Bologna.
martedì, 26 febbraio 2008
ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE – REATI FINE – INDIPENDENZA DI VALUTAZIONE DAL REATO PRINCIPALE – INTERCETTAZIONI TELEFONICHE – INTERPRETAZIONE SUGGESTIVA – IRRILEVANZA – ELEMENTO UTILE AD UNA INTERPRETAZIONE DELLA INTERCETTAZIONE CONVINCENTE IN TERMINI DI CERTEZZA O ALTA PROBABILITA’– NECESSITA’
Tribunale del Riesame di Napoli, XII sez., Pres. Maria Rosaria Cosentino, Est. Michele Mazzeo, ord. 29/1-11/2/2008, proc. n° 476/2008 R.I.M.Caut.
La vicenda in oggetto (l’aver turbato la regolarità di una gara per l’aggiudicazione dell’incarico di progettazione per i lavori di costruzione di un’arteria stradale, predeterminando l’aggiudicazione concordata – art. 353 co. 2 c.p.), sebbene veda ancora una volta come protagonista uno degli indagati più in vista,
martedì, 26 febbraio 2008
MISURE CAUTELARI REALI – EDILIZIA – DECRETO DI SEQUESTRO PREVENTIVO - GIUDICATO CAUTELARE
Tribunale del Riesame di Napoli, XII sez., Pres. Irma Musella, Est. Stefania Daniele, ord. 25/1-1/2/2008, proc. n° 64/2008 R.I.M.Caut.Reali
La difesa dell’indagato rivolge al Tribunale del Riesame richiesta di annullamento del decreto di sequestro preventivo impugnato per violazione del principio del ne bis in idem, evidenziando e documentando che
martedì, 26 febbraio 2008
USURA ED ESTORSIONE – ELEMENTI COSTITUTIVI DESUNTI DA INTERCETTAZIONI TELEFONICHE E DICHIARAZIONI GENERICHE DELLA PARTE LESA – INSUFFICIENZA – ACCERTAMENTO IN ORDINE AL REGOLAMENTO DEL DEBITO, ALLE CONDIZIONI IMPOSTE E ALLA INGIUSTIZIA DEL PROFITTO – NECESSITA’
Tribunale del Riesame di Napoli, X sez., Pres. Francesco Galli, Est. Nicola Quatrano, ord. 11/12/2007-8/1/2008, proc. n° 11317/2007 R.I.M.Caut.
In relazione ai contestati reati di usura ed estorsione (finalizzata all’ingiusto profitto dell’usura), va rilevato che, pur dimostrando le intercettazioni telefoniche
postato da: penalpolis alle ore 06:55 | Permalink | commenti
categoria:estorsione, usura, 9 giurisprudenza
martedì, 26 febbraio 2008
EVASIONE DAGLI ARRESTI DOMICILIARI O VIOLAZIONE DELLE PRESCRIZIONI INERENTI LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI – CONTROLLO MERAMENTE CITOFONICO AD OPERA DELLA PG – MANCATA RISPOSTA ALLA CHIAMATA CITOFONICA – INSUSSISTENZA DEL REATO
Tribunale del Riesame di Napoli, VIII sez., Pres. Est. Beatrice Sasso, ord. 8/11/2007-7/1/2008, proc. n° 9711/2007 R.I.M.Caut.
Il negativo esito del controllo effettuato nei confronti di persona sottoposta a provvedimento restrittivo inerente l’obbligo di non allontanarsi dal proprio domicilio e limitatosi alla mera chiamata citofonica già di per sé presta il fianco a qualche perplessità
Google

Heracleum blog & web tools