lunedì, 28 gennaio 2008
Anche il Presidente della Corte di Appello di Roma (durante il suo discorso in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario) si aggiunge alla, ormai, lunga schiera di depositari della verità in ordine ai rimedi da adottare per risolvere "i tempi lunghi della Giustizia": " L'abnorme numero di avvocati iscritti all'ordine forense può inconsapevolmente determinare il rischio di un incremento del ricorso dei cittadini alla giurisdizione e, quindi, stante la carenza strutturale di risorse, un allungamento dei tempi processuali" . Non che, in questa sede, si neghi il danno enorme alla professione arrecato dall'indiscriminato accesso alla stessa. L'aver fatto diventare le elezioni forensi (e, quindi la necessità di "arruolare numeri" e non professionisti) un bacino elettorale a mo' di trampolino per altre velleità di natura elettoral-politica è questione nota da parecchio. Lascia, però, perplessi l'affannosa ricerca di capri espiatori da sacrificare sull'altare della tempistica del processo ... l'altro ieri erano gli avvocati e la loro mania di affrontare le istruttorie dibattimentali invece che scegliere i riti alternativi/speciali (che, guarda caso, si è passati a chiamarli riti "defatigatori"!); ieri, erano gli avvocati che avanzavano in continuazione istanze di rinvio o si astenevano pretestuosamente dal celebrare le udienze (ma, ormai, con la sospensione di termini di custodia cautelare e della prescrizione si è posto rimedio...); oggi sono gli avvocati che pretendono il 415bis e le notifiche all'imputato (e sappiamo quale progetto ha in serbo il buon Prof. Riccio con la sua riforma del c.p.p. ... ma il Governo è caduto ed anche gli uomini cambieranno...); domani (ma siamo, comunque, già ad oggi) sarà l'elevatissimo numero di avvocati ad essere sospettato di indurre la popolazione a ricorre alla Magistratura Ordinaria pur se solo ha calpestato un escremento per strada: la soluzione? Provate ad immaginarla ...
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giovedì, 24 gennaio 2008
Dopo la Bocassini, anche Luigi De Magistris si dimette dall’Associazione Nazionale Magistrati. La sua lettera di dimissioni (qui sotto riportata, copiata&incollata dal sito delle Toghe”ugualepertutti”) è un vero e proprio durissimo atto di accusa nei confronti dell’associazione di appartenenza e si conclude, dopo il classico richiamo ai valori di transalpina memoria (liberté, égalité, fraternité!) con un preciso monito : “È il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l’Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri” (!!??) … "resistere, resistere, resistere!", diceva qualcuno, qualche tempo fa ...    Ecco la lettera di dimissioni: 
Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione Nazionale Magistrati.
I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.
Adesso è il tempo che “tutti i nodi vengano al pettine”.
Vado via da un’associazione che non solo
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martedì, 22 gennaio 2008
Ho lasciato questo commento sul blog www.toghe.blogspot.com che ha riportato la O.C.C. del processo "Mastella" integralmente: "constato con stupore che questo blog "pubblicizzi" l'O.C.C. del GIP di Santa Maria Capua Vetere incompetente ("per territorio", ovviamente). Al fine di dimostrare, almeno a me, che la magistratura non intenda il Processo meramente centralizzato e limitato ad una O.C.C., aspetto che questo blog "pubblicizzerà" anche i successivi provvedimenti. Nel frattempo attendo anche che questo blog pubblichi (e non semplicemente pubblicizzi) la significativa intercettazione, pur contenuta nella O.C.C., del Capo dell'Ufficio GIP di Napoli!!". Io, che non sarò mai un forcaiolo ed i processi sono abituato a farli in un'aula di giustizia, quella intercettazione non la trascriverò su questo blog! Ma loro, che forcaioli, a questo punto, sono portato a ritenere, lo sono, dovranno essere coerenti! Trascrivetela (tanto, come dite voi, non è coperta da alcun segreto istruttorio ...)
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mercoledì, 16 gennaio 2008
Nessun commento sulla vicenda cautelare (applicazione della misura degli arresti domiciliari) che ha coinvolto la moglie del Ministro della Giustizia Clemente Mastella, Sandra Lonardo, così come si conviene a chi non ha conoscenza alcuna degli atti processuali. Una riflessione, però, appare opportuna e necessaria. Notizie degli organi di stampa danno per certo che la Presidente del Consiglio Regionale della Campania ha appreso della sua sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari dalla televisione! E tanto, pare sia stato anche confermato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Dott. Mariano Maffei, il quale avrebbe testualmente riferito ai giornalisti che "Nessun provvedimento è stato notificato alla Mastella. Che esista o no, non posso dirlo, neppure per telefono. La signora Mastella ha giustamente risposto bene, non ha ricevuto nessuna notifica" ... Questa è e continua ad essere, al di là di qualsiasi ulteriore commento sulla vicenda, la vera vergogna di questo Paese: che si convochino, prima che l'interessato ne abbia notizia, i giornalisti per fare lo scoop, probabilmente anche utile a far sì che un Ministro chiamato, guarda caso, ad intervenire innanzi al Parlamento proprio quella mattina, invece di affrontare le tematiche politiche di sua competenza, fosse praticamente costretto a dimettersi! Questo si chiama scontro fra poteri! E, del resto, il comunicato, immediato, tempestivissimo dell'Associazione Nazionale Magistrati non lascia dubbi di sorta: "respingiamo la condanna unanime del Parlamento alla magistratura"
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domenica, 13 gennaio 2008
Abbiamo trovato il nuovo “esperto ammazza processo”. L’emergenza rifiuti in Campania? Colpa de … i lunghi tempi del processo! Come la volti e come la giri, alla fine quelle che vanno abbattute sono le garanzie processuali! Eccovi un estratto dell’intervista, uscita su Il Mattino del 13 gennaio 2008, al costituzionalista, esperto di turno, Prof. Lorenzo Chieffi:  “«Credo che nessuno possa sostenere che la Procura di Napoli non abbia lavorato. Basta ricordare le tante inchieste che hanno avuto per sfondo la questione dei rifiuti, e che spesso hanno investito anche la Direzione Distrettuale Antimafia, soprattutto per il Casertano. Il problema, semmai, è quello legato ai ritardi, che sono poi i ritardi della giustizia nel suo complesso». E a che cosa sono dovuti questi presunti ritardi? «C’è un aspetto che spesso non si considera, e che invece a me appare molto importante; un aspetto che quando si parla di emergenza rifiuti potrebbe anche risultare determinante. Mi riferisco al fatto che, spesso, l’aspetto attuativo delle leggi richiede tempi non sempre agevoli. Prendiamo per esempio la storia del termovalorizzatore: ecco, forse mai come in quel caso la macchina della giustizia forse avrebbe potuto muoversi più celermente. Le condizioni restano però oggettivamente non facili». A che cosa si riferisce? «Conosciamo tutti quali sono i veri problemi che rallentano il passo della giustizia: i tempi del processo risultano ancora molto dilatati; se a questo aggiungiamo che la materia trattata dal legislatore diventa sempre più specialistica, costringendo soprattutto chi la legge la deve applicare, cioè i magistrati, ad aggiornare di continuo la loro preparazione, allora è chiaro che un prezzo da pagare c’è. Per questo credo che anche i tempi del legislatore andrebbero cambiati, sveltiti. Perché è la legge che dovrebbe accelerare anche il corso della giustizia»”. Cioe?! Poveri Magistrati, costretti a dover studiare?! Quindi meglio "accellerare il corso della giustizia"??!! NO, CHIEFFI STA SCHERZANDO, ERA SOLO UN MODO PER ALLEGGERIRE LA TENSIONE ... NOO, QUELLO FA SUL SERIO!
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domenica, 13 gennaio 2008
Non dimenticate mai, in giorni come questi, le promesse che la politica avanza a favore della magistratura e, soprattutto, le aspettative della magistratura su tali promesse. Ad esempio, provate ad interpretare questi “fatti”:
su Il Mattino del 12 gennaio 2008 (“Accuse alla Procura, scontro Lepore-Di Pietro” di Raffaele Indolfi), a margine del resoconto secondo cui "L’emergenza rifiuti ha fatto finire anche la magistratura napoletana nella bufera. Non passa giorno che non sia carico di critiche. Ma il Procuratore Giovandomenico Lepore non ci sta e usa termini molto forti. «Sono incazzato»" si legge che "... dà man forte al Procuratore il presidente dell’Associazione Magistrati del distretto di Napoli, Francesco Cananzi. Anche per lui non è vero che la magistratura napoletana non ha fatto il suo lavoro. Tuttavia Cananzi non si nasconde quello che, secondo lui, è il problema e cioè la gestione dell’emergenza rifiuti che è, ricorda, da quindici anni di carattere commissariale. «Non è semplice - dice - attuare una verifica di legalità di fronte a poteri straordinari e che vanno oltre le regole ordinarie. La magistratura nella sua azione si è trovata di fronte a significativi limiti legislativi». …Un’invocazione di aiuto che la politica raccoglie …” … come la raccolse, appena l’11 giugno 2007, se è vero che Magistratura Indipendente, sul sito internet, lanciò il seguente comunicato stampa:
Il Ministro dell’ambiente, On.le Alfonso Pecoraro Scanio, ha incontrato oggi una delegazione di Magistratura Indipendente. Oggetto della discussione l’opportunità di una più incisiva tutela dell’ambiente e l’indispensabilità che il disegno di legge in tema di riforma dell’ordinamento giudiziario, attualmente all’esame della commissione Giustizia del Senato, prenda in adeguata considerazione le indicazioni che la magistratura associata ed il C.S.M. hanno evidenziato come indispensabili per garantire la piena efficienza e la reale autonomia della magistratura.
Magistratura Indipendente ha rappresentato al Ministro il suo forte impegno a tutela dei valori ambientali, secondo una tradizione che vede tutta la magistratura italiana solidale in questo senso, e condiviso la recente iniziativa del Ministro dell’ambiente di presentare un disegno di legge, già approvato dal Consiglio dei ministri, volto ad introdurre nuovi e più efficaci strumenti di tutela penale in questo settore.
Il Ministro ha sottolineato la sua personale attenzione e quella della federazione dei Verdi, per il tema del complessivo miglioramento delle condizioni economiche e di lavoro dei magistrati ordinari...
E se lo ha detto il ministro Pecoraro Scanio, da sempre noto per la coerenza ed il rispetto delle sue promesse ... la magistratura ha potuto dormire sonni tranquilli!
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giovedì, 10 gennaio 2008

Vale più un "cugino di campagna" che mille astensioni per far notizia! Altra notizia ANSA (anche se, stavolta è un praticante avvocato, e non un magistrato, a generarne il lancio): "ROMA - Non poteva passare inosservato con quel cespuglio di capelli ricci - le basette, quasi dei 'favoriti' che gli incorniciano il volto, gli stivali modello 'camperos' su un completo marrone di velluto - tra i compassati e agitati avvocati in grisaglia e toga. Eppure quando si è infilato nell'aula gup al primo piano di piazzale Clodio e ha recuperato dalla borsa le carte di un processo, il pm e lo stesso gup hanno pensato che fosse l'ennesimo imputato eccellente che sfilava in un'aula di giustizia a Roma. E invece Silvano Michetti, 59 insospettabili anni, fondatore e batterista dei 'Cugini di Campagna', era in tribunale per il suo 'secondo lavoro', quello di avvocato, anzi di praticante. "Ma chi è quello lì? Aspetta ma non è quello di 'Anima mia'. Si è lui ma che ci fa in tribunale? Fa l'avvocato? Ma dai? Davvero? Certo che è lui, guarda gli stivali...Ma il biondo dove è?". Increduli gli altri colleghi avvocati, di Silvano, che insieme con Ivano (il fratello), Nick (il biondo) e Luca compongono la storica band degli anni '70, i cui fasti sono stati rinverditi da Claudio Baglioni e Fabio Fazio. L'avvocato Michetti, intanto, in udienza ha difeso con successo il suo assistito in un processo di riciclaggio di un'auto rubata in Spagna. "Sono solo un praticante - dice ai cronisti sorridendo - mi sono laureato lo scorso anno alla Sapienza con una tesi sul diritto d'autore e sul plagio musicale. E' bene che nel nostro gruppo ci sia qualcuno che si intende di queste cose". Poi Silvano presenta il suo 'dominus', l'avvocato presso il cui studio fa pratica, che si chiama Domenico Cautela. Si sorride, sorridono tutti, sentendo quel cognome pensando al nome del gip dell'udienza presso cui 'il cugino' ha tenuto la causa, Enrico Imprudente, e qualcuno dal gruppetto di curiosi che si è formato, alludendo al nome del pm (Settembrino Nebbioso) dice: "Ma siamo su 'Scherzi a parte?'". No non è affatto uno scherzo per Silvano: "Ho superato brillantemente il primo semestre - dice il 'cugino' che è iscritto all'ordine di Tivoli - frequentando oltre 20 udienze. Faccio penale, ma frequento anche il tribunale militare, e quello civile, tratto anche cause di separazione, ma spesso il mio tutor avvocato mi rimprovera perché cerco di mettere d'accordo chi vuole separarsi, sono un sentimentale...". Silvano poi spiega che frequentando le aule di Tribunale "ci si imbatte in tante storie, storie che possono essere fonte di ispirazione per le nostre canzoni". "Che voglio fare da grande? Sicuramente la musica è la mia vita, ma fare l'avvocato mi piace, mi affascina è una passione e poi molti musicisti svolgono anche un'altra professione". Qualcuno gli chiede di accennare in falsetto Anima mia, ma l'avvocato Silvano Michetti tagli corto: "Siamo in tribunale non sul palcoscenico...". "

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mercoledì, 09 gennaio 2008

Dall'ANSA apprendiamo che: "Il PM di Milano, Ilda Boccassini, si è dimessa dall'Associazione Nazionale Magistrati. Lo ha fatto "all'indomani della scelta del Csm di preferirle Francesco Greco come vice procuratore". Ora, va rilevato, la cosa ci rattrista e ci intenerisce. Non per altro. Sembra la reazione della bimba a cui è stata negata la bambola in regalo. Ma la cosa ci fornisce anche una conferma, implicita (anzi, esplicita ... altrimenti perchè dimettersi dall'Associazione se lo "sgarbo" è giunto dal CSM?): l'ANM distribuisce incarichi! Non lo sapevate? Ma va?!

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martedì, 08 gennaio 2008

“Se i modi dell’avvocato sono cortesi e concilianti il testimone perderà subito la paura che tutti i testimoni hanno del contro esaminatore e, quasi impercettibilmente, potrà essere indotto ad accettare una discussione della sua testimonianza in spirito equanime: e questo, se il controesaminatore è abile, svelerà subito i punti deboli della testimonianza. Le simpatie della giuria sono invariabilmente dalla parte del testimone; i giurati si risentono facilmente per ogni scortesia nei suoi confronti. Loro sono disposti ad ammettere gli errori del teste, se voi siete in grado di renderli evidenti, ma sono molto più restii ad accettare l’idea che il teste sia colpevole di falsa testimonianza. Ahimè, quanto spesso, nella quotidiana esperienza delle nostre corti, questa verità viene trascurata. Costantemente siamo messi di fronte ad avvocati i quali si comportano come se pensassero che chiunque renda una deposizione contraria alla loro posizione stia commettendo falsa testimonianza. Non c’è da stupirsi che costoro raggiungano risultati così modesti con la loro cross-examination. E’ vero che con il loro stile aggressivo e intimidatorio spesso riescono a confondere il testimone; falliscono però l’obiettivo di screditarlo dinanzi alla giuria. Al contrario provocano simpatia per il teste che stanno attaccando”

Francis L. Wellman

The art of cross-examination

New York, 1953

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martedì, 08 gennaio 2008
“Si procede al controesame se si ha un obiettivo significante sotto il profilo probatorio e se tale obiettivo appare praticamente raggiungibile. In altri termini si controesamina se l’esame diretto ha addotto elementi utili all’impostazione della controparte e, data questa premessa, se è possibile attenuare o elidere tali elementi. In mancanza di queste condizioni l’unica scelta corretta è quella di non procedere al controesame.
…si tenga presente che un controesame che non abbia uno scopo preciso, per conseguire il quale non siano stati adeguatamente pianificati i mezzi, presenta il rischio altissimo di rinforzare la posizione avversaria già conseguita con l’esame diretto. Un controesame casuale consente infatti al teste di ripetere e rafforzare la sua deposizione, colmando eventuali vuoti e fornendo ulteriori particolari. Più si controesamina senza segnare punti a proprio favore (ed è ciò che quasi immancabilmente accade nel controesame casuale) più si incrementa l’attendibilità del teste avverso e della sua deposizione.
…il controesame non deve in nessun momento diventare una rissa fra interrogante e interrogato e il contro esaminatore, per poter svolgere nel modo migliore il suo compito nella formazione delle prove e, successivamente, nella esposizione persuasiva delle sue conclusioni, ha bisogno di una immagine di serena autorevolezza”
Gianrico Carofiglio
L’arte del dubbio
Sellerio Editore Palermo 2007
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categoria:7 letteratura giuridica
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