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Non pare che il titolo corrisponda al contenuto dell'intervista, ma lancia un forte segnale ... segnale che, se non rispecchiante il sentire dell'intervistato, meriterebbe precisazioni da parte di chi è stato "male interpretato": da Il Mattino del 19 marzo 2008 <<Stravino: linea inopportuna dopo le intimidazioni in aula Le riserve dell’ex presidente della camera penale «Il documento dei miei colleghi desta interrogativi» Si concede una lunga pausa, prima di iniziare a parlare per dire tutto quello che pensa. Ettore Stravino, penalista, ex presidente della camera penale di Napoli, ha le idee molto chiare su tutto quello che è accaduto giovedì mattina in un’aula di giustizia, quando un suo collega ha letto quelle sessanta pagine che sono ormai diventate l’oggetto di uno scontro che va ben oltre la mera istanza di remissione per legittima suspicione. «Prima di commentare il documento varato ieri dalla camera penale di Napoli - afferma - voglio dire che i fatti che si sono svolti nell’aula bunker mi hanno profondamente turbato». Perché? «A mia memoria non era mai accaduto prima che in un’aula di giustizia si pronunciassero invettive del calibro di quelle che ho letto dalle cronache sui giornali. Io in quell’aula ero non c’ero, ma mi pare di aver capito bene quello che è successo...». Ce lo dica, avvocato. «È molto semplice: un avvocato difensore è diventato veicolo di messaggi trasversali inviati ai giudici dai propri clienti». Ieri, intanto, la camera penale ha stilato un documento nel quale si rilancia la questione della gestione dei pentiti: c’è nè anche per la Procura, che non avrebbe vigilato a sufficienza per evitare che alcuni collaboratori parlassero tra loro al telefono. «Effettivamente un documento in tema di pentitismo stilato all’indomani dei fatti che abbiamo ricordato poco fa potrebbe suscitare qualche interrogativo. Ma, al di là di queste ragioni di opportunità “temporale” è chiaro che nel documento non si possono cercare ragioni di adesione nei confronti di una condotta processuale inqualificabile: una condotta che merita non solo dissenso netto, ma forse anche una severissima censura. E d’altronde resto convinto del fatto che l’avvocatura napoletana sia estranea a quello che è successo, come dimostra l’atteggiamento tenuto dagli altri difensori presenti in aula: tutti hanno subito preso pubblicamente le distanze dal difensore di quei due imputati. E forse lo hanno fatto anche sfidando il dissenso dei propri clienti». Condivide l’allarme lanciato dalla camera penale ieri a proposito dei collaboratori di giustizia? «Non ho letto ancora il documento. Ma credo che la giunta abbia voluto ribadire un principio molto importante per il diritto di difesa. Conoscendo bene il presidente Cerabona e i colleghi che fanno parte della giunta escludo che possano esistere legami o connessioni tra la stesura del documento stesso e il deprecabile episodio di giovedì». giu.cri.>>
Il Dott. Enzo Albano, Presidente della XII sez. del Tribunale del Riesame di Napoli, non manca di esprimere la sua opinione sul caso Mastella. Dalle pagine (on line) della Voce delle Voci queste le sue "motivazioni" depositate in data 11 febbraio 2008:
<<Brevi notizie dal caos. Il taccuino del vostro scriba e' pieno di appunti. Una rivoluzione senza nobilta'. Un affanno senza scopo. Una guerra tra simili. Mal di pancia in un continuo regolamento di confini. Un altro capitolo della pochade politica- magistratura.
I fatti: un'inchiesta giudiziaria, partita dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, investe in pieno la famiglia Mastella ed un bel pezzo del gruppo dirigente dell'Udeur. Mastella, il piu' improbabile dei Guardasigilli (l'uomo giusto al posto giusto, come quando Gava fu fatto ministro dell'Interno) si dimette e pronunzia in Parlamento un discorso strappa lacrime dove, dopo aver compiuto la nobile scelta della famiglia (le belle famiglie italiane) contro il potere, attacca a testa bassa e nel piu' puro stile berlusconiano i giudici che lo stanno inquisendo.
All'esito
Claudio Botti rilascia un'intervista a Gianluca Abate per il Corriere del Mezzogiorno del 10 febbraio 2008: "Claudio Botti, componente del collegio di difesa che assiste i 28 imputati per i quali la Procura ha chiesto il processo al termine dell'inchiesta sui rifiuti, è il primo avvocato a lasciare l'aula bunker Ticino 1. Doveva discutere, spiegare perché i suoi assistiti con quelle accuse non c'entrano nulla, convincere il giudice. E invece non ha fatto nulla di tutto ciò. S'è limitato a «rassegnare le conclusioni a verbale», cioè a chiedere il proscioglimento dei suoi assistiti senza motivare la richiesta. Perché questa scelta?
«Perché ho troppo rispetto per la mia funzione di difensore. E siccome ritengo che l'esito dell'udienza preliminare sia scontato per tutto ciò che c'è attorno, è inutile stare a perdere tempo».
Dice che a Napoli non c'è il clima adatto per giudicare Antonio Bassolino e gli altri 27 imputati?
«Processare Antonio Bassolino a Napoli è come processare Saddam Hussein a Bagdad. Beninteso, non che il paragone sia tra le due persone. Ma serve a spiegare come non si possa giudicare serenamente in un contesto ambientale così: in aula si tiene l'udienza, fuori si alzano barricate contro i rifiuti. E si corre il rischio che responsabilità politiche e penali si mescolino pericolosamente».
Be'. il codice di procedura penale prevede un'apposita norma per queste situazioni. Perché non avete invocato il «legittimo sospetto»?
«L'istanza di rimessione non è stata possibile, non c'era un'intesa condivisa».
Poteva farlo lei, nessuno glielo impediva...
«Io da solo no, queste sono iniziative che vanno assunte collegialmente. Ha mai visto una partita di rugby? Non si può giocare senza il pacchetto di mischia e mandando avanti le seconde linee.
Auguriamoci almeno che il contesto ambientale sia diverso quando si celebrerà il processo. Perché si celebrerà»."
"Borsellino, Caponetto & Co." <<Secondo queste persone, attivamente impegnate in associazioni, aventi cararattere politico, anche se non rappresentano alcun partito e non sono allineate in nessun schieramento, la grazia che potrebbe essere concessa, anche in via di urgenza,dal presidente della Repubblica a Bruno Contrada, rappresenterebbe un grave cedimento dello stato alla Mafia, un segno di debolezza ecc.. Per cui, da questa parte c'è il bene, rappresentato da loro, in nome e per conto dei loro defunti; dall'altra parte c'è il male, all'occasione rappresentato da Bruno Contrada, che
S'è desta l'ANM!! Appena sentito il nome "Berlusconi"!! Fin quando ad essere attaccati erano Forleo e De Magistris e gli aggressori erano esponenti del centro-sinistra, tutti tacevano nell'ANM ... qualche pallido comunicato, ma si stava alla finestra. Poi il Berlusca si lamenta delle toghe rosse napoletane, della vergognosa ed incredibile fuga di notizie (intercettazioni consegnate all'ambiguo "larepubblichino" Enrico D'Avanzo che, da sempre, risulta fin troppo "bene informato" - vedi caso Abu Omar vs CIA), dell'inconsistenza e dell'irrilevanza penale di qualche conversazione (leggete quanto narrava Cicerone sulla politica nell'antica Roma e capirete che il metodo berlusconiano è vecchio come il mondo!) e ... apriti cielo!!!!! Ecco cosa riporta l'ANSAonline :
| Anm: non siamo armata, basta attacchi |
| Basta attacchi alla magistratura, che non è un'armata e "non è nè rossa, nè gialla nè bianca". ma "un'istituzione , che deve compiere fino in fondo il suo dovere nel rispetto delle altre istituzioni dello Stato, ma anche dell'applicazione del principio di uguaglianza dei cittadini, di tutti i cittadini, di fronte alla legge".Così il segretario dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, replica a Silvio Berlusconi. "Mi auguro che le dichiarazionidell'onorevole Berlusconi siano state fraintese- dicePalamara-Se fossero vere, non può che ribadirsi che, di frontea notizie giornalistiche riguardanti vicende giudiziariepersonali, deve essere respinta con fermezza, non solo dall'Anmma da parte di tutti gli organi competenti e dei cittadini chehanno a cuore il rispetto delle istituzioni, l'usanza diattaccare per prima cosa ogni volta la magistratura, evitando ditrascinarla sul terreno della contrapposizione e delladialettica politica". "Non esiste l'armata della magistratura" sottolinea ilsegretario dell'Anm, che comunque depreca anche in questo caso"la fuga di notizie" prima che gli interessati ne sianoinformati "nella sede propria, che è quella del processo". |
L' ANM dice la sua sul "pacchetto sicurezza", che viene definito come un insieme di "note positive che vanno in direzione dello snellimento e della razionalizzazione del processo penale" ... Plaude, l'ANM, alla risposta alla "exCirielli" in tema di prescrizione, all'abolizione del "patteggiamento in appello", al novello "falso in bilancio" ed all'immediata applicazione di misura cautelare in caso di accoglimento dell'appello ex 310 cpp del PM.. Auspica, però, l'ANM di essere chiamata ad un confronto per discutere delle modalità con cui apportare le modifiche in materia di "sicurezza". Stia tranquilla, l'ANM ... il Governo, ma, soprattutto, il Ministro della Giustizia non mancheranno di coinvolgerla ... anzi ... pare sia in progetto una legge costituzionale volta a modificare l'art. 70 Cost.: "La funzione legislativa è esercitata solo dall'ANM".
Di seguito si riporta il testo del documento dell'ANM sul "pacchetto sicurezza": "Il c.d. pacchetto sicurezza è in realtà un insieme di disegni di legge che investono differenti aspetti della giurisdizione penale e delle attività amministrative e di polizia dirette a garantire la sicurezza dei cittadini ed a prevenire e reprimere fatti che sono fonte di allarme sociale.
Su questa ampia materia l'Associazione nazionale magistrati offrirà in tutte le sedi istituzionali il suo contributo di conoscenza e di esperienza ed a questo fine impegnerà nell'analisi dei testi normativi i suoi organi direttivi ed i suoi gruppi di lavoro.
Su Il Mattino di oggi, 5 novembre 2007, Carlo Alemi, Presidente del Tribunale di Napoli, ci delizia con la sua ricetta salva macchina giudiziaria: "La formazione della prova in dibattimento è una gran bella cosa, ma comporta anche passaggi lunghissimi, come ascoltare decine di testi e di imputati in serrati contraddittori. Il tutto con l'impossibilità di sostenere due o tre udienze dello stesso processo in una settimana. A volte mi capita di assistere a rinvii di udienze che vanno di mese in mese. Guai a toccare le garanzie, ma occorrono provvedimenti. Un esempio? Che senso ha il patteggiamento di una condanna in Corte di Appello? Per alleggerire gli Uffici Giudiziari io comincerei da qui, dagli accordi tra accusa e difesa in appello: sarebbe meglio eliminare i concordati". Ora, al di là della non facile comprensione della ricetta (per colpa di scrive, ovviamente ... non certo per mancanza di capacità espositiva del Presidente), c'è qualche buon'anima in grado di spiegare per quale motivo le definizioni dei processi in appello ex art. 599 c.p.p. appesantirebbero gli Uffici Giudiziari?? Onestamente, fino ad oggi, ero convinto del contrario ... avevo sentito definire simili soluzioni processuali quali riti defatigatori, addirittura. Mhà! Resto però ancor più perplesso quando proprio il Responsabile di un Ufficio Giudiziario, quale, e guarda caso, proprio il Tribunale di Napoli, si lamenta di assistere a rinvii di udienze che vanno di mese in mese!!! Faccia qualcosa, di grazia, Caro Presidente! Ma come: Lei si viene a lamentare da noi, cittadini ed addetti ai lavori, del mancato funzionamento della Sua organizzazione? Ho l'impressione che, se un simile atteggiamento si fosse manifestato in un'azienda privata, già avrebbero provveduta a destituirla dall'incarico affidatole. Ma mi spaventa ancor più che Ella non riesca nemmeno ad individuare una soluzione che non sia ... il patteggiamento in appello o la limitazione dell'istruttoria dibattimentale, lamentandosi pure dell'impossibilità di sostenere due o tre udienze dello stesso processo in una settimana: sempre di grazia, ma chi o cosa impedisce di celebrare più udienze dello stesso processo in una settimana?? Non è dato evincere la causa nella sua lucida intervista ... forse che i suoi Colleghi si lamentano di lavorare troppo? Stiano tranquilli: il Ministro della Giustizia Mastella ha appena detto (sempre riscontrabile su i quotidiani di oggi) che «è iniquo che la magistratura venga ancora privata del normale adeguamento dello stipendio, cui, per altro, ha già rinunciato, nella misura del 30%, lo scorso anno»...«Il mio impegno sarà diretto a battermi perchè sia ripristinato l’ordinario trattamento dei magistrati, anche a fronte di emendamenti di fonte parlamentare, che hanno voluto apprezzabilmente affrontare la questione, approdando a soluzioni insufficienti per porre rimedio a una situazione che è, all’evidenza, non giusta». Ecco la vera ricetta! Genio di un Ministro! Gli stipendi ... andavano ritoccati gli stipendi! Ora è tutta un'altra cosa, tutta un'altra musica ... ora si che si inizia a lavorare!
guido de maio
Ci risiamo. Giustino Gatti (Presidente di Corte di Assise a Napoli), non contento (vedi qui), torna a fare il "giudice parlante". E' di oggi, 15 ottobre 2007, l'ennesima sua intervista rilasciata a Leandro Del Gaudio su Il Mattino. Dicendo, innanzitutto, "partiamo dai concordati. Spesso con un accordo tra accusa e difesa si rinuncia agli stessi motivi d’appello. Basta un’udienza per svilire un lavoro complesso in istruttoria", egli dimentica che la "rinuncia ai motivi di appello" per la difesa dell'imputato, lungi dall'essere uno "svilimento del lavoro complesso in istruttoria", è sacrificio estremo e, comunque, è la sostanziale conferma, il più delle volte, proprio di quel complesso lavoro svolto nel corso del dibattimento, in sostanza è la conferma, nel merito, della sentenza dei Giudici del primo grado. E dimentica, soprattutto, che in molti casi il consenso della Procura Generale alla definizione del processo "concordata sulla pena" è soluzione dignitosa presa anche per limitare i danni arrecabili da sentenze di primo grado riformabili o, addirittura, annullabili per deficienze degli stessi Giudici del primo grado. Se, caro Presidente Gatti, una Sua sentenza è stata, "concordemente fra le parti", modificata, tanto da lamentarsi, Ella, del suo stravolgimento (da omicidio volontario ad omicidio preterintenzionale) e se tale accordo è stato ratificato da una Corte di Assise di Appello, pur solo in una sola udienza, non sarebbe il caso che Ella si chiedesse semplicemente: "ma vuoi vedere che a sbagliarsi sono stato proprio io?". Chi e cosa Le dà la certezza che la "verità processuale" bacia solo la sua fronte? Certo, quando Ella afferma che «le ”generiche” sono un istituto che produce lo sconto di un terzo della pena, poi ci sono benefici, indulti e condoni che rendono la condanna simbolica», qualche timore di finire sotto il Suo giudizio ci assale, ma poi veniamo tranquillizzati dalla certezza che Ella la Legge la applica e se Essa Legge prevede la possibilità di riconoscere all'imputato le circostanze attenuanti generiche o benefici di sorta, Ella, a meno di non avere ambizioni da Legislatore (pur consentite ... quanti Magistrati oggi siedono in Parlamento!), certamente ne terrà conto nell'intimità del Suo giudizio.
Ecco l'intervista integrale apparsa su Il Mattino del 15 ottobre 2007: