giovedì, 10 aprile 2008
Tratto, on-line, da Il Giornale del 10 aprile 2008
Follie in toga: Quando il giudice lo fa strano
di Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica
<<Ci sono pazzi e pazzi, anche tra i magistrati. Come scrive Filippo Facci nel suo Appunto di ieri sulla casta in toga che, a differenza di altre caste, sfugge all’esame dell’idoneità mentale, di casi psichiatrici ve ne sono svariati oltre a quello citato nella rubrica: dal giudice che abbandona l’aula perché «signor presidente, ho i ceci sul fuoco» e che giudica incostituzionale l’ora legale, al consigliere d’appello sorpreso nel bagno di un cinema a fare sesso con un ragazzo ma assolto dal Csm perché ha sbattuto la testa sulla porta della toilette «e ciò lo avrebbe reso - scrive Mauro Mellini nel libro La fabbrica degli errori edito da Koinè - per un certo tempo incapace di intendere».
È di qualche giorno addietro la storia del giudice di
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mercoledì, 19 marzo 2008

Non pare che il titolo corrisponda al contenuto dell'intervista, ma lancia un forte segnale ... segnale che, se non rispecchiante il sentire dell'intervistato, meriterebbe precisazioni da parte di chi è stato "male interpretato":  da Il Mattino del 19 marzo 2008  <<Stravino: linea inopportuna dopo le intimidazioni in aula Le riserve dell’ex presidente della camera penale «Il documento dei miei colleghi desta interrogativi» Si concede una lunga pausa, prima di iniziare a parlare per dire tutto quello che pensa. Ettore Stravino, penalista, ex presidente della camera penale di Napoli, ha le idee molto chiare su tutto quello che è accaduto giovedì mattina in un’aula di giustizia, quando un suo collega ha letto quelle sessanta pagine che sono ormai diventate l’oggetto di uno scontro che va ben oltre la mera istanza di remissione per legittima suspicione. «Prima di commentare il documento varato ieri dalla camera penale di Napoli - afferma - voglio dire che i fatti che si sono svolti nell’aula bunker mi hanno profondamente turbato». Perché? «A mia memoria non era mai accaduto prima che in un’aula di giustizia si pronunciassero invettive del calibro di quelle che ho letto dalle cronache sui giornali. Io in quell’aula ero non c’ero, ma mi pare di aver capito bene quello che è successo...». Ce lo dica, avvocato. «È molto semplice: un avvocato difensore è diventato veicolo di messaggi trasversali inviati ai giudici dai propri clienti». Ieri, intanto, la camera penale ha stilato un documento nel quale si rilancia la questione della gestione dei pentiti: c’è nè anche per la Procura, che non avrebbe vigilato a sufficienza per evitare che alcuni collaboratori parlassero tra loro al telefono. «Effettivamente un documento in tema di pentitismo stilato all’indomani dei fatti che abbiamo ricordato poco fa potrebbe suscitare qualche interrogativo. Ma, al di là di queste ragioni di opportunità “temporale” è chiaro che nel documento non si possono cercare ragioni di adesione nei confronti di una condotta processuale inqualificabile: una condotta che merita non solo dissenso netto, ma forse anche una severissima censura. E d’altronde resto convinto del fatto che l’avvocatura napoletana sia estranea a quello che è successo, come dimostra l’atteggiamento tenuto dagli altri difensori presenti in aula: tutti hanno subito preso pubblicamente le distanze dal difensore di quei due imputati. E forse lo hanno fatto anche sfidando il dissenso dei propri clienti». Condivide l’allarme lanciato dalla camera penale ieri a proposito dei collaboratori di giustizia? «Non ho letto ancora il documento. Ma credo che la giunta abbia voluto ribadire un principio molto importante per il diritto di difesa. Conoscendo bene il presidente Cerabona e i colleghi che fanno parte della giunta escludo che possano esistere legami o connessioni tra la stesura del documento stesso e il deprecabile episodio di giovedì». giu.cri.>>

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lunedì, 17 marzo 2008
Un blogdimagistrati ne segnala un altro di lor colleghi e ve ne passiamo l’indirizzo: www.teminera.blogspot.com . Pare si tratti di magistrati che raccolgono e pubblicano quanto di peggio venga prodotto dalla giurisprudenza di merito e di legittimità. Giusto per offrirne un assaggio, ecco una chicca: <<E' un giorno del mite settembre 2004 in una città bagnata dal mare. E' proprio l'ora della siesta, le due del pomeriggio, e la poliziotta Tizia si avvia in sella alla sua bicicletta verso il Commissariato dove dovrà prendere servizio, attraversando i vialetti di un bel parco cittadino, molto più piacevoli dell'asfalto.
Quando, all'improvviso, deve stropicciarsi gli occhi incredula di quello che sta vedendo: un biondo, dall'aria germanica, è seduto su una panchina, con le gambe aperte e allungate, i pantaloni aperti ed abbassati, il capo reclinato all'indietro, la mano sotto i pantaloni che si agita in un movimento "sussultorio" inequivocabile. La brava poliziotta
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giovedì, 28 febbraio 2008
"Ora che i corpi di Salvatore e Francesco Pappalardi sono stati trovati in un pozzo, dove nessuno era andato a cercarli, emerge un volto della nostra giustizia penale a dir poco discutibile. Da un lato, il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, in carcere perché indiziato, sulla base solo di un’intercettazione ambientale e della fragile testimonianza (tardiva) di un bambino, di averli uccisi. Inoltre un' inchiesta che ha cercato Salvatore e Francesco nelle grotte di Matera, nelle campagne delle Murge, persino in Romania, lungo le piste delle sette sataniche e del traffico di organi. Dall'altro, il casuale ritrovamento dei loro corpi in un pozzo nel centro di Gravina, non lontano dalla piazza dove erano stati visti l'ultima volta. Da un lato, dunque, il volto di una giustizia metafisica, che cerca aprioristicamente la verità attraverso la speculazione intellettuale e gli indizi, anche i più inverosimili, costruiti nel laboratorio della mente inquirente. Dall’altra, la scoperta casuale dei corpi dei due bambini morti, ma per fame e per freddo, nella profondità di un pozzo.
Quale verosimiglianza logica si può rintracciare nel gesto di un padre presunto assassino che non avrebbe ucciso i suoi figli, ma li avrebbe gettati vivi in un buco, e non nella sperduta campagna, bensì in un luogo dove qualcuno avrebbe potuto ritrovarli prima della loro morte? Ma il procuratore di Bari, Emilio Marzano, ha detto: «L'impianto accusatorio per ora rimane, non abbiamo elementi per ripensarlo». Sotto il profilo formale, l'affermazione è ineccepibile. Sotto quello sostanziale, appare, però, incauta almeno per due ragioni. La prima: il ritrovamento dei due fratelli nel pozzo dove l’altro giorno è caduto il bambino e l'autopsia dei loro corpi aprono interrogativi nuovi che il dottor Marzano aveva evidentemente sbagliato a escludere a priori. La seconda: per ora, la colpevolezza di Filippo Pappalardi è confermata solo dalla sua carcerazione preventiva, direbbe il filosofo dei diritti civili «per mezzo del castigo», e dal carattere ferocemente arcaico della sua figura. Forse non è inutile ricordare che l'esposizione prolungata dell'indiziato all'avvenimento minaccia di distruggerne l'immagine e, probabilmente, già l'ha distrutta. La verità mediatica, in questi casi, rischia di apparire più forte di quella vera e non è attraverso la prima che si può ragionevolmente sperare di pervenire alla seconda. Qui non è in discussione la colpevolezza o l'innocenza del Pappalardi. Sono in discussione un pregiudizio giudiziario e la stretta correlazione fra il sistema giudiziario e quello mediatico che sta diventando tale da rendere sempre più difficile capire dove finisca l'uno e incominci l'altro e viceversa. Scrive Daniel Soulez Larivière: «La magistratura scopre con delizia che accanto alle armi terrificanti che esistono già nel codice di procedura penale esiste anche lo strumento mediatico che lo completa efficacemente» («Il circo mediatico- giudiziario», ed. Liberilibri). Eppure, il rimedio a questa confusione dei ruoli che si è imposta in Italia da quindici anni a questa parte e che nuoce sia alla magistratura sia al giornalismo, ci sarebbe: scindere la fase istruttoria e investigativa, rigorosamente coperta da segreto, da quella giurisdizionale e dibattimentale, aperta invece al pubblico."
di Piero Ostellino
Corriere della Sera del 28 febbraio 2008
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martedì, 26 febbraio 2008
"Dopo l'iniziale sconcerto di alcuni e qualche protesta, è calato il silenzio sulla scelta di Walter Veltroni di allearsi con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ... Di Pietro rappresenta l'antipolitica nella variante giudiziario- giustizialista ... Non ci sarà mai nessuna possibilità di chiudere l'eterna transizione italiana se non interverrà un accordo bipartisan sulla giustizia. Ma Veltroni si è messo in casa una forza che lavorerà strenuamente (e giustamente, dal suo punto di vista, essendo quello il mandato che avrà ricevuto dagli elettori) perché un accordo del genere non possa essere siglato. Sarà difficile rimettere ordine, in modo consensuale, nel sistema giudiziario italiano. E continueranno le solite invasioni di campo (l'ultima in ordine di tempo, con il caso Mastella, ha dato il colpo di grazia al governo Prodi). L'Italia dei Valori, una piccola formazione che, in queste faccende, è in grado di trovare il sostegno esterno di un vasto esercito giustizialista, sarà lì, vigile, pronta a mettere veti. Prendiamo il caso delle intercettazioni che sono non solo una delle armi più avvelenate della politica italiana ma anche una spia evidente degli sviluppi patologici del nostro sistema giudiziario. Riportare la giustizia alla normalità significa anche mettere regole e paletti, e cioè limiti, all'uso che i magistrati possono fare di uno strumento così delicato, che comporta l'intrusione nella sfera privata dei cittadini. Significa mettere la parola fine alle inchieste-mostro fondate sulle intercettazioni selvagge, «di massa» (intercetto mezzo mondo: alla fine qualcosa salterà pur fuori). Ne abbiamo viste fin troppe di inchieste del genere: grande fracasso, tante reputazioni fatte a pezzi, e poi, quasi sempre, una volta giunti in tribunale, tutto finisce in niente. Non è solo una questione di uso politico-mediatico delle intercettazioni. E', prima ancora, una questione di rispetto delle libertà individuali. Ed è un problema di responsabilizzazione che sempre deve accompagnare e limitare il (grande) potere di chi fa inchieste giudiziarie.
Per dimostrare di non essere condizionato dai giustizialisti alla Di Pietro, Veltroni ha dichiarato di voler limitare l'uso mediatico delle intercettazioni. Lodevole proposito. Peccato che ad esso si sia accompagnata, forse involontariamente, l'affermazione, di sapore un po' giustizialista, secondo cui i magistrati, a patto che ciò non finisca sui giornali, possono utilizzare le intercettazioni come, dove e quando vogliono. Ma ciò non è consentito ai magistrati senza che vi siano dei limiti nei regimi politici che rispettano davvero i diritti individuali di libertà. E' difficile credere che l'alleanza del Partito democratico con Di Pietro non finirà per incidere negativamente sulla futura politica di quel partito."
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera del 25 febbraio 2008
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mercoledì, 20 febbraio 2008
Nel dare il benvenuto al nuovo sito on line della Onlus Carcere Possibile della Camera Penale di Napoli, si segnala che oggi 20 febbraio 2008 si è celebrata presso la sede dell'Associazione Costruttori Edili di Napoli (ACEN) la premiazione del Concorso di Idee progettuali per un modello di "Carcere Possibile".
Sono intervenuti alla manifestazione: Andrea Castaldo (Vice Presidente ACEN in rappresentanza del Presidente ACEN Ambrogio Prezioso), Alfredo Letizia (Presidente ACEN Gruppo Giovani), Mario Giustino (del Direttivo ACEN Gruppo Giovani), Enrico Errichiello (Presidente ANCE Campania Gruppo Giovani), Edoardo Cosenza (Preside Facoltà di Ingegneria Università di Napoli FedericoII), Michele Cerabona (Presidente Camera Penale di Napoli), Riccardo Polidoro (Presidente della Onlus Carcere Possibile), Guido De Maio (Presidente Commissione Giudicatrice Concorso “Carcere Possibile”), Tommaso Contestabile (Provveditore PRAP Campania).
Di seguito si riporta la CLASSIFICA dei PROGETTI 
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martedì, 19 febbraio 2008
Si segnala la seguente iniziativa intrapresa il 14 febbraio 2008 dalla Giunta della U.C.P.I.
 
"AL MINISTERO DI GIUSTIZIA
AL DAP
AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE
 
ATTUAZIONE DEL DIRITTO DI DIFESA NELLE CARCERI
 
In numerose case di reclusione del paese i difensori degli indagati, imputati, condannati/detenuti,vengono tempestivamente avvisati tramite fax della nomina a difensore di fiducia effettuata dal detenuto, con l’indicazione del giorno in cui la dichiarazione di nomina è stata effettuata. Tale pratica purtroppo non è adottata su tutto il territorio nazionale e troppe sono ancora le case di reclusione che non comunicano della intervenuta nomina. Ciò può comportare che il difensore ha notizia della nomina a distanza di tempo con la pericolosa conseguenza che possono decorrere i termini per impugnare (appello, ricorso per Cassazione, riesame) provvedimenti dell’autorità giudiziaria o per avanzare richieste (vedi riti alternativi).
A tale situazione peraltro non corrisponde alcun obbligo a carico del personale operante all’interno della casa circondariale di riferire al detenuto che l’intervenuta nomina va comunicata dallo stesso al difensore che sarà notiziato solo e soltanto in virtù della notifica di atti processuali (fissazione dell’udienza o attività per la quale è obbligatoria la presenza del difensore).
La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha da tempo affermato l’immediata efficacia dell’atto di nomina non appena la dichiarazione viene ricevuta dall’organo a ciò preposto di talché è conseguente l’obbligo di comunicare al difensore della intervenuta nomina. Il mancato avviso dà luogo ad una concreta e palese violazione del diritto di difesa che impedisce al detenuto di beneficare immediatamente della difesa tecnica con il concreto rischio di patire conseguenze gravissime nel procedimento aperto a proprio carico.
Al fine di superare tale violazione del diritto di difesa l’UCPI chiede che il DAP provveda a rendere operativa su tutto il territorio nazionale la comunicazione al difensore della intervenuta nomina con trasmissione dell’atto tramite fax ai Consigli degli Ordini degli Avvocati che provvederanno ad avvisare il singolo difensore dell’intervenuta nomina."
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domenica, 10 febbraio 2008

Claudio Botti rilascia un'intervista a Gianluca Abate per il Corriere del Mezzogiorno del 10 febbraio 2008: "Claudio Botti, componente del collegio di difesa che assiste i 28 imputati per i quali la Procura ha chiesto il processo al termine dell'inchiesta sui rifiuti, è il primo avvocato a lasciare l'aula bunker Ticino 1. Doveva discutere, spiegare perché i suoi assistiti con quelle accuse non c'entrano nulla, convincere il giudice. E invece non ha fatto nulla di tutto ciò. S'è limitato a «rassegnare le conclusioni a verbale», cioè a chiedere il proscioglimento dei suoi assistiti senza motivare la richiesta. Perché questa scelta?
«Perché ho troppo rispetto per la mia funzione di difensore. E siccome ritengo che l'esito dell'udienza preliminare sia scontato per tutto ciò che c'è attorno, è inutile stare a perdere tempo».
Dice che a Napoli non c'è il clima adatto per giudicare Antonio Bassolino e gli altri 27 imputati?
«Processare Antonio Bassolino a Napoli è come processare Saddam Hussein a Bagdad. Beninteso, non che il paragone sia tra le due persone. Ma serve a spiegare come non si possa giudicare serenamente in un contesto ambientale così: in aula si tiene l'udienza, fuori si alzano barricate contro i rifiuti. E si corre il rischio che responsabilità politiche e penali si mescolino pericolosamente».
Be'. il codice di procedura penale prevede un'apposita norma per queste situazioni. Perché non avete invocato il «legittimo sospetto»?
«L'istanza di rimessione non è stata possibile, non c'era un'intesa condivisa».
Poteva farlo lei, nessuno glielo impediva...
«Io da solo no, queste sono iniziative che vanno assunte collegialmente. Ha mai visto una partita di rugby? Non si può giocare senza il pacchetto di mischia e mandando avanti le seconde linee.
Auguriamoci almeno che il contesto ambientale sia diverso quando si celebrerà il processo. Perché si celebrerà
»."

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venerdì, 08 febbraio 2008
<<Nel 2003 il dr. Livio Pepino, allora Segretario Generale di Magistratura Democratica, scriveva: “Non è inutile ricordare che – diversamente da quanto abitualmente si dice – il livello di “politicizzazione” della magistratura è oggi assai più ridotto che in passato. In epoca prefascista – sia detto a beneficio di chi rimpiange un tempo perduto in cui i magistrati erano “realmente indipendenti” – la magistratura (gli alti gradi e, grazie alla struttura gerarchica, l’intero corpo) era un’articolazione della classe politica tout court. La maggior parte degli alti magistrati era di nomina governativa (spesso di estrazione direttamente politica) e frequenti erano i passaggi dall’ordine giudiziario al Parlamento e al governo, tanto che, fra il 1862 ed 1900, metà dei Ministri della Giustizia (17 su 34) e dei relativi sottosegretari (11 su 21) proveniva dai ranghi della magistratura. E ancora nel secondo dopoguerra a reggere il dicastero della Giustizia nel primo governo Badoglio furono chiamati due alti magistrati (inizialmente Gaetano Azzariti e, poi, Ettore Casati, primo presidente della Corte di Cassazione) e, più tardi, fu guardasigilli Antonio Arata, già senatore (per la Democrazia cristiana) mentre ricopriva la carica di procuratore generale presso la Corte di cassazione e poi di presidente della stessa.

A parte che manca la conta, specie per la situazione attuale, dei Sottosegretari, che cosa allora significa oggi la nomina di un Magistrato, pur valentissimo, a Ministro della Giustizia?>>
 
Dal sito della U.C.P.I.
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lunedì, 28 gennaio 2008
Anche il Presidente della Corte di Appello di Roma (durante il suo discorso in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario) si aggiunge alla, ormai, lunga schiera di depositari della verità in ordine ai rimedi da adottare per risolvere "i tempi lunghi della Giustizia": " L'abnorme numero di avvocati iscritti all'ordine forense può inconsapevolmente determinare il rischio di un incremento del ricorso dei cittadini alla giurisdizione e, quindi, stante la carenza strutturale di risorse, un allungamento dei tempi processuali" . Non che, in questa sede, si neghi il danno enorme alla professione arrecato dall'indiscriminato accesso alla stessa. L'aver fatto diventare le elezioni forensi (e, quindi la necessità di "arruolare numeri" e non professionisti) un bacino elettorale a mo' di trampolino per altre velleità di natura elettoral-politica è questione nota da parecchio. Lascia, però, perplessi l'affannosa ricerca di capri espiatori da sacrificare sull'altare della tempistica del processo ... l'altro ieri erano gli avvocati e la loro mania di affrontare le istruttorie dibattimentali invece che scegliere i riti alternativi/speciali (che, guarda caso, si è passati a chiamarli riti "defatigatori"!); ieri, erano gli avvocati che avanzavano in continuazione istanze di rinvio o si astenevano pretestuosamente dal celebrare le udienze (ma, ormai, con la sospensione di termini di custodia cautelare e della prescrizione si è posto rimedio...); oggi sono gli avvocati che pretendono il 415bis e le notifiche all'imputato (e sappiamo quale progetto ha in serbo il buon Prof. Riccio con la sua riforma del c.p.p. ... ma il Governo è caduto ed anche gli uomini cambieranno...); domani (ma siamo, comunque, già ad oggi) sarà l'elevatissimo numero di avvocati ad essere sospettato di indurre la popolazione a ricorre alla Magistratura Ordinaria pur se solo ha calpestato un escremento per strada: la soluzione? Provate ad immaginarla ...
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giovedì, 24 gennaio 2008
Dopo la Bocassini, anche Luigi De Magistris si dimette dall’Associazione Nazionale Magistrati. La sua lettera di dimissioni (qui sotto riportata, copiata&incollata dal sito delle Toghe”ugualepertutti”) è un vero e proprio durissimo atto di accusa nei confronti dell’associazione di appartenenza e si conclude, dopo il classico richiamo ai valori di transalpina memoria (liberté, égalité, fraternité!) con un preciso monito : “È il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l’Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri” (!!??) … "resistere, resistere, resistere!", diceva qualcuno, qualche tempo fa ...    Ecco la lettera di dimissioni: 
Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione Nazionale Magistrati.
I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.
Adesso è il tempo che “tutti i nodi vengano al pettine”.
Vado via da un’associazione che non solo
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martedì, 22 gennaio 2008
Ho lasciato questo commento sul blog www.toghe.blogspot.com che ha riportato la O.C.C. del processo "Mastella" integralmente: "constato con stupore che questo blog "pubblicizzi" l'O.C.C. del GIP di Santa Maria Capua Vetere incompetente ("per territorio", ovviamente). Al fine di dimostrare, almeno a me, che la magistratura non intenda il Processo meramente centralizzato e limitato ad una O.C.C., aspetto che questo blog "pubblicizzerà" anche i successivi provvedimenti. Nel frattempo attendo anche che questo blog pubblichi (e non semplicemente pubblicizzi) la significativa intercettazione, pur contenuta nella O.C.C., del Capo dell'Ufficio GIP di Napoli!!". Io, che non sarò mai un forcaiolo ed i processi sono abituato a farli in un'aula di giustizia, quella intercettazione non la trascriverò su questo blog! Ma loro, che forcaioli, a questo punto, sono portato a ritenere, lo sono, dovranno essere coerenti! Trascrivetela (tanto, come dite voi, non è coperta da alcun segreto istruttorio ...)
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mercoledì, 16 gennaio 2008
Nessun commento sulla vicenda cautelare (applicazione della misura degli arresti domiciliari) che ha coinvolto la moglie del Ministro della Giustizia Clemente Mastella, Sandra Lonardo, così come si conviene a chi non ha conoscenza alcuna degli atti processuali. Una riflessione, però, appare opportuna e necessaria. Notizie degli organi di stampa danno per certo che la Presidente del Consiglio Regionale della Campania ha appreso della sua sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari dalla televisione! E tanto, pare sia stato anche confermato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Dott. Mariano Maffei, il quale avrebbe testualmente riferito ai giornalisti che "Nessun provvedimento è stato notificato alla Mastella. Che esista o no, non posso dirlo, neppure per telefono. La signora Mastella ha giustamente risposto bene, non ha ricevuto nessuna notifica" ... Questa è e continua ad essere, al di là di qualsiasi ulteriore commento sulla vicenda, la vera vergogna di questo Paese: che si convochino, prima che l'interessato ne abbia notizia, i giornalisti per fare lo scoop, probabilmente anche utile a far sì che un Ministro chiamato, guarda caso, ad intervenire innanzi al Parlamento proprio quella mattina, invece di affrontare le tematiche politiche di sua competenza, fosse praticamente costretto a dimettersi! Questo si chiama scontro fra poteri! E, del resto, il comunicato, immediato, tempestivissimo dell'Associazione Nazionale Magistrati non lascia dubbi di sorta: "respingiamo la condanna unanime del Parlamento alla magistratura"
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domenica, 13 gennaio 2008
Abbiamo trovato il nuovo “esperto ammazza processo”. L’emergenza rifiuti in Campania? Colpa de … i lunghi tempi del processo! Come la volti e come la giri, alla fine quelle che vanno abbattute sono le garanzie processuali! Eccovi un estratto dell’intervista, uscita su Il Mattino del 13 gennaio 2008, al costituzionalista, esperto di turno, Prof. Lorenzo Chieffi:  “«Credo che nessuno possa sostenere che la Procura di Napoli non abbia lavorato. Basta ricordare le tante inchieste che hanno avuto per sfondo la questione dei rifiuti, e che spesso hanno investito anche la Direzione Distrettuale Antimafia, soprattutto per il Casertano. Il problema, semmai, è quello legato ai ritardi, che sono poi i ritardi della giustizia nel suo complesso». E a che cosa sono dovuti questi presunti ritardi? «C’è un aspetto che spesso non si considera, e che invece a me appare molto importante; un aspetto che quando si parla di emergenza rifiuti potrebbe anche risultare determinante. Mi riferisco al fatto che, spesso, l’aspetto attuativo delle leggi richiede tempi non sempre agevoli. Prendiamo per esempio la storia del termovalorizzatore: ecco, forse mai come in quel caso la macchina della giustizia forse avrebbe potuto muoversi più celermente. Le condizioni restano però oggettivamente non facili». A che cosa si riferisce? «Conosciamo tutti quali sono i veri problemi che rallentano il passo della giustizia: i tempi del processo risultano ancora molto dilatati; se a questo aggiungiamo che la materia trattata dal legislatore diventa sempre più specialistica, costringendo soprattutto chi la legge la deve applicare, cioè i magistrati, ad aggiornare di continuo la loro preparazione, allora è chiaro che un prezzo da pagare c’è. Per questo credo che anche i tempi del legislatore andrebbero cambiati, sveltiti. Perché è la legge che dovrebbe accelerare anche il corso della giustizia»”. Cioe?! Poveri Magistrati, costretti a dover studiare?! Quindi meglio "accellerare il corso della giustizia"??!! NO, CHIEFFI STA SCHERZANDO, ERA SOLO UN MODO PER ALLEGGERIRE LA TENSIONE ... NOO, QUELLO FA SUL SERIO!
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domenica, 13 gennaio 2008
Non dimenticate mai, in giorni come questi, le promesse che la politica avanza a favore della magistratura e, soprattutto, le aspettative della magistratura su tali promesse. Ad esempio, provate ad interpretare questi “fatti”:
su Il Mattino del 12 gennaio 2008 (“Accuse alla Procura, scontro Lepore-Di Pietro” di Raffaele Indolfi), a margine del resoconto secondo cui "L’emergenza rifiuti ha fatto finire anche la magistratura napoletana nella bufera. Non passa giorno che non sia carico di critiche. Ma il Procuratore Giovandomenico Lepore non ci sta e usa termini molto forti. «Sono incazzato»" si legge che "... dà man forte al Procuratore il presidente dell’Associazione Magistrati del distretto di Napoli, Francesco Cananzi. Anche per lui non è vero che la magistratura napoletana non ha fatto il suo lavoro. Tuttavia Cananzi non si nasconde quello che, secondo lui, è il problema e cioè la gestione dell’emergenza rifiuti che è, ricorda, da quindici anni di carattere commissariale. «Non è semplice - dice - attuare una verifica di legalità di fronte a poteri straordinari e che vanno oltre le regole ordinarie. La magistratura nella sua azione si è trovata di fronte a significativi limiti legislativi». …Un’invocazione di aiuto che la politica raccoglie …” … come la raccolse, appena l’11 giugno 2007, se è vero che Magistratura Indipendente, sul sito internet, lanciò il seguente comunicato stampa:
Il Ministro dell’ambiente, On.le Alfonso Pecoraro Scanio, ha incontrato oggi una delegazione di Magistratura Indipendente. Oggetto della discussione l’opportunità di una più incisiva tutela dell’ambiente e l’indispensabilità che il disegno di legge in tema di riforma dell’ordinamento giudiziario, attualmente all’esame della commissione Giustizia del Senato, prenda in adeguata considerazione le indicazioni che la magistratura associata ed il C.S.M. hanno evidenziato come indispensabili per garantire la piena efficienza e la reale autonomia della magistratura.
Magistratura Indipendente ha rappresentato al Ministro il suo forte impegno a tutela dei valori ambientali, secondo una tradizione che vede tutta la magistratura italiana solidale in questo senso, e condiviso la recente iniziativa del Ministro dell’ambiente di presentare un disegno di legge, già approvato dal Consiglio dei ministri, volto ad introdurre nuovi e più efficaci strumenti di tutela penale in questo settore.
Il Ministro ha sottolineato la sua personale attenzione e quella della federazione dei Verdi, per il tema del complessivo miglioramento delle condizioni economiche e di lavoro dei magistrati ordinari...
E se lo ha detto il ministro Pecoraro Scanio, da sempre noto per la coerenza ed il rispetto delle sue promesse ... la magistratura ha potuto dormire sonni tranquilli!
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giovedì, 10 gennaio 2008

Vale più un "cugino di campagna" che mille astensioni per far notizia! Altra notizia ANSA (anche se, stavolta è un praticante avvocato, e non un magistrato, a generarne il lancio): "ROMA - Non poteva passare inosservato con quel cespuglio di capelli ricci - le basette, quasi dei 'favoriti' che gli incorniciano il volto, gli stivali modello 'camperos' su un completo marrone di velluto - tra i compassati e agitati avvocati in grisaglia e toga. Eppure quando si è infilato nell'aula gup al primo piano di piazzale Clodio e ha recuperato dalla borsa le carte di un processo, il pm e lo stesso gup hanno pensato che fosse l'ennesimo imputato eccellente che sfilava in un'aula di giustizia a Roma. E invece Silvano Michetti, 59 insospettabili anni, fondatore e batterista dei 'Cugini di Campagna', era in tribunale per il suo 'secondo lavoro', quello di avvocato, anzi di praticante. "Ma chi è quello lì? Aspetta ma non è quello di 'Anima mia'. Si è lui ma che ci fa in tribunale? Fa l'avvocato? Ma dai? Davvero? Certo che è lui, guarda gli stivali...Ma il biondo dove è?". Increduli gli altri colleghi avvocati, di Silvano, che insieme con Ivano (il fratello), Nick (il biondo) e Luca compongono la storica band degli anni '70, i cui fasti sono stati rinverditi da Claudio Baglioni e Fabio Fazio. L'avvocato Michetti, intanto, in udienza ha difeso con successo il suo assistito in un processo di riciclaggio di un'auto rubata in Spagna. "Sono solo un praticante - dice ai cronisti sorridendo - mi sono laureato lo scorso anno alla Sapienza con una tesi sul diritto d'autore e sul plagio musicale. E' bene che nel nostro gruppo ci sia qualcuno che si intende di queste cose". Poi Silvano presenta il suo 'dominus', l'avvocato presso il cui studio fa pratica, che si chiama Domenico Cautela. Si sorride, sorridono tutti, sentendo quel cognome pensando al nome del gip dell'udienza presso cui 'il cugino' ha tenuto la causa, Enrico Imprudente, e qualcuno dal gruppetto di curiosi che si è formato, alludendo al nome del pm (Settembrino Nebbioso) dice: "Ma siamo su 'Scherzi a parte?'". No non è affatto uno scherzo per Silvano: "Ho superato brillantemente il primo semestre - dice il 'cugino' che è iscritto all'ordine di Tivoli - frequentando oltre 20 udienze. Faccio penale, ma frequento anche il tribunale militare, e quello civile, tratto anche cause di separazione, ma spesso il mio tutor avvocato mi rimprovera perché cerco di mettere d'accordo chi vuole separarsi, sono un sentimentale...". Silvano poi spiega che frequentando le aule di Tribunale "ci si imbatte in tante storie, storie che possono essere fonte di ispirazione per le nostre canzoni". "Che voglio fare da grande? Sicuramente la musica è la mia vita, ma fare l'avvocato mi piace, mi affascina è una passione e poi molti musicisti svolgono anche un'altra professione". Qualcuno gli chiede di accennare in falsetto Anima mia, ma l'avvocato Silvano Michetti tagli corto: "Siamo in tribunale non sul palcoscenico...". "

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mercoledì, 09 gennaio 2008

Dall'ANSA apprendiamo che: "Il PM di Milano, Ilda Boccassini, si è dimessa dall'Associazione Nazionale Magistrati. Lo ha fatto "all'indomani della scelta del Csm di preferirle Francesco Greco come vice procuratore". Ora, va rilevato, la cosa ci rattrista e ci intenerisce. Non per altro. Sembra la reazione della bimba a cui è stata negata la bambola in regalo. Ma la cosa ci fornisce anche una conferma, implicita (anzi, esplicita ... altrimenti perchè dimettersi dall'Associazione se lo "sgarbo" è giunto dal CSM?): l'ANM distribuisce incarichi! Non lo sapevate? Ma va?!

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mercoledì, 26 dicembre 2007

<<Questo non è un attacco alla magistratura, all’A.N.M., al C.S.M..
È un tentativo di riflettere criticamente, a cuore aperto, magari con l’aiuto degli stessi magistrati sull’evoluzione (o involuzione) che sta subendo, quotidianamente e silenziosamente, il rapporto fra magistratura, potere e società civile.
Parto da alcuni dati di fatto.
Nel 2006, alle ultime elezioni per il C.S.M., il 28,7 per cento delle toghe non ha espresso alcun voto valido (tra astenuti, bianche e nulle).
Significa che ben 2600 magistrati non si riconoscono più in alcuna corrente.
Due mesi fa, alle ultime elezioni per l’A.N.M., le due componenti più dinamiche, Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia, hanno subìto una dura batosta a vantaggio dei conservatori di M.I. e dei centristi di Unicost.
Ora l’A.N.M.

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mercoledì, 12 dicembre 2007

S'è desta l'ANM!! Appena sentito il nome "Berlusconi"!! Fin quando ad essere attaccati erano Forleo e De Magistris e gli aggressori erano esponenti del centro-sinistra, tutti tacevano nell'ANM ... qualche pallido comunicato, ma si stava alla finestra. Poi il Berlusca si lamenta delle toghe rosse napoletane, della vergognosa ed incredibile fuga di notizie (intercettazioni consegnate all'ambiguo "larepubblichino" Enrico D'Avanzo che, da sempre, risulta fin troppo "bene informato" - vedi caso Abu Omar vs CIA), dell'inconsistenza e dell'irrilevanza penale di qualche conversazione (leggete quanto narrava Cicerone sulla politica nell'antica Roma e capirete che il metodo berlusconiano è vecchio come il mondo!) e ... apriti cielo!!!!!   Ecco cosa riporta l'ANSAonline :

Anm: non siamo armata, basta attacchi
Basta attacchi alla magistratura, che non è un'armata e "non è nè rossa, nè gialla nè bianca". ma "un'istituzione , che deve compiere fino in fondo il suo dovere nel rispetto delle altre istituzioni dello Stato, ma anche dell'applicazione del principio di uguaglianza dei cittadini, di tutti i cittadini, di fronte alla legge".Così il segretario dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, replica a Silvio Berlusconi.

"Mi auguro che le dichiarazionidell'onorevole Berlusconi siano state fraintese- dicePalamara-Se fossero vere, non può che ribadirsi che, di frontea notizie giornalistiche riguardanti vicende giudiziariepersonali, deve essere respinta con fermezza, non solo dall'Anmma da parte di tutti gli organi competenti e dei cittadini chehanno a cuore il rispetto delle istituzioni, l'usanza diattaccare per prima cosa ogni volta la magistratura, evitando ditrascinarla sul terreno della contrapposizione e delladialettica politica". "Non esiste l'armata della magistratura" sottolinea ilsegretario dell'Anm, che comunque depreca anche in questo caso"la fuga di notizie" prima che gli interessati ne sianoinformati "nella sede propria, che è quella del processo".

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mercoledì, 05 dicembre 2007

L'amico e collega Maurizio Capozzo ci segnala che il 7 dicembre prossimo (alle ore 17 presso la Sala Conferenze Capitol sita in Portici al Corso Umberto I) verrà presentato il libro "Delitti Imperfetti" scritto dal Colonnello CC Comandante del Nucleo RIS di Parma Luciano Garofano. Di indagini scientifiche e di delitti, appunto, imperfetti ne parleranno, oltre l'autore, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Dott. Giandomenico Lepore, il Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Dott. Francesco Valentini ed il presidente della Camera Penale di Napoli Avv. Michele Cerabona.

Post Scriptum del 7 dicembre 2007 - Grazie all'eccellente organizzazione e moderazione di Maurizio Capozzo la presentazione del libro del Colonello Garofano è stata piacevolissima. Simpatico ed ironico l'intervento del Procuratore Lepore, seguito dalle amare considerazioni di Michele Cerabona sulle (non) investigazioni difensive e dalle acute osservazioni del Dott. Valentini. Ovvio che il fulcro dell'incontro fosse, appunto, l'intervento del Comandante del R.I.S. di Parma: tecnico e corredato da slide. Qualche nota stonata, però, dovuta alla sua ossessiva critica nei confronti di due assenti quali Bruno Vespa e Carlo Taormina: come se avesse dimenticato che, in fondo in fondo, anch'egli è creatura della spettacolarizzazione mass-mediatica del procedimento e del processo; come se avesse dimenticato che senza Bruno Vespa e Carlo Taormina, probabilmente, egli non avrebbe scritto il libro presentato. In fin dei conti, anch'egli è "concorrente" (nell'accezione giuridica del "concorso") dei "guasti" arrecati da Bruno Vespa e Carlo Taormina ...

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