martedì, 08 gennaio 2008

“Se i modi dell’avvocato sono cortesi e concilianti il testimone perderà subito la paura che tutti i testimoni hanno del contro esaminatore e, quasi impercettibilmente, potrà essere indotto ad accettare una discussione della sua testimonianza in spirito equanime: e questo, se il controesaminatore è abile, svelerà subito i punti deboli della testimonianza. Le simpatie della giuria sono invariabilmente dalla parte del testimone; i giurati si risentono facilmente per ogni scortesia nei suoi confronti. Loro sono disposti ad ammettere gli errori del teste, se voi siete in grado di renderli evidenti, ma sono molto più restii ad accettare l’idea che il teste sia colpevole di falsa testimonianza. Ahimè, quanto spesso, nella quotidiana esperienza delle nostre corti, questa verità viene trascurata. Costantemente siamo messi di fronte ad avvocati i quali si comportano come se pensassero che chiunque renda una deposizione contraria alla loro posizione stia commettendo falsa testimonianza. Non c’è da stupirsi che costoro raggiungano risultati così modesti con la loro cross-examination. E’ vero che con il loro stile aggressivo e intimidatorio spesso riescono a confondere il testimone; falliscono però l’obiettivo di screditarlo dinanzi alla giuria. Al contrario provocano simpatia per il teste che stanno attaccando”

Francis L. Wellman

The art of cross-examination

New York, 1953

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categoria:7 letteratura giuridica
martedì, 08 gennaio 2008
“Si procede al controesame se si ha un obiettivo significante sotto il profilo probatorio e se tale obiettivo appare praticamente raggiungibile. In altri termini si controesamina se l’esame diretto ha addotto elementi utili all’impostazione della controparte e, data questa premessa, se è possibile attenuare o elidere tali elementi. In mancanza di queste condizioni l’unica scelta corretta è quella di non procedere al controesame.
…si tenga presente che un controesame che non abbia uno scopo preciso, per conseguire il quale non siano stati adeguatamente pianificati i mezzi, presenta il rischio altissimo di rinforzare la posizione avversaria già conseguita con l’esame diretto. Un controesame casuale consente infatti al teste di ripetere e rafforzare la sua deposizione, colmando eventuali vuoti e fornendo ulteriori particolari. Più si controesamina senza segnare punti a proprio favore (ed è ciò che quasi immancabilmente accade nel controesame casuale) più si incrementa l’attendibilità del teste avverso e della sua deposizione.
…il controesame non deve in nessun momento diventare una rissa fra interrogante e interrogato e il contro esaminatore, per poter svolgere nel modo migliore il suo compito nella formazione delle prove e, successivamente, nella esposizione persuasiva delle sue conclusioni, ha bisogno di una immagine di serena autorevolezza”
Gianrico Carofiglio
L’arte del dubbio
Sellerio Editore Palermo 2007
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categoria:7 letteratura giuridica
sabato, 02 giugno 2007

"In base ai soli dati psicologici si può mostrare come si ha da fare per trovare la traccia giusta. <<Noi abbiamo i fatti>> dicono. Ma i fatti non sono tutto; almeno metà della faccenda sta nel sapere come comportarsi coi fatti!”

“Per il delinquente la miglior scappatoia è quella di non nascondere, per quanto possibile, ciò che si può non nascondere”

“Con cento conigli non si farà mai un cavallo, con cento sospetti non si farà mai una prova”

Fedor Dostoevskij, “Delitto e castigo”

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categoria:7 letteratura giuridica
giovedì, 31 maggio 2007

“…perché quasi tutti i delitti così facilmente si scoprono e vengono a galla, e quasi tutti i delinquenti lasciano delle tracce così visibili? … la causa principale non stava tanto nell’impossibilità materiale di occultare il delitto quanto nel delinquente stesso; quasi ogni delinquente infatti va soggetto, nel momento del delitto, a una specie di prostrazione della volontà e della ragione, alle quali subentra invece una puerile, fenomenale leggerezza, e ciò proprio nel momento in cui più indispensabili sono il ragionamento e la prudenza. … questo oscuramento della ragione e questa paralisi del volere assalgono l’uomo a somiglianza di una malattia, si sviluppano gradatamente e arrivano al loro punto culminante poco prima che si commetta il delitto; permangono nella stessa forma durante il compimento del delitto e ancora qualche tempo dopo, a seconda degli individui, e poi passano, così come passa ogni malattia.”

Fedor Dostoevskij , “Delitto e castigo

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categoria:7 letteratura giuridica
sabato, 12 maggio 2007

“… tutti, per esempio, anche i legislatori e fondatori della società umana, a cominciare dai più antichi, continuando con Licurgo, Solone, Maometto, Napoleone e via dicendo, tutti sino all’ultimo furono delinquenti, non foss’altro perché, dando una nuova legge, con ciò stesso infransero l’antica, venerata dalla società e trasmessa dai padri,

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categoria:7 letteratura giuridica
giovedì, 03 maggio 2007

“... Nelle settimanali camere di consiglio nessuno dei giudici mostrava di interessarsi a quanto riferiva il relatore di ogni singola causa ... Quasi tutti i presenti protestavano, però, quando il presidente stabiliva l’importo dell’onorario da porre a carico della parte soccombente, affermando che l’avvocato che aveva assistito la parte vittoriosa ... con una sola causa avrebbe guadagnato più di quanto essi percepivano, come stipendio, per tre o quattro mesi di lavoro ... Chiesi loro se avessero avuto proibito dal medico di dedicarsi all’avvocatura, dalla quale avrebbero tratto così lauti guadagni ...”

Nei casi di annullamento (n.d.r.) “... La Corte di Cassazione non è nè un assassino nè un becchino, ma è un anatomopatologo che fa la diagnosi sul cadavere e constata la causa del decesso, già avvenuto, della sentenza impugnata ...”

“...Gli errori procedurali non sono cavilli. Le regole, anche quelle procedurali, tutelano dei valori, quasi sempre di rilevanza costituzionale, e debbono essere, perciò, rispettate da tutti e, soprattutto, dai giudici ...”

Corrado Carnevale, “Un giudice solo”, Marsilio Editori

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categoria:7 letteratura giuridica, 8 scripta manent
venerdì, 29 dicembre 2006

"...Un reo che chiama il complice, per quante ragioni può ciò fare? Ei dovendo perire pel suo misfatto, spesso vuole trarre con se i suoi nemici nella sua rovina;

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categoria:7 letteratura giuridica
sabato, 23 dicembre 2006

Con questo post inizia la segnalazione di passi di romanzi, saggi o altra letteratura aventi rilievo o interesse giuridico. Non è certamente “dottrina”, ma qualche spunto interessante lo si può sempre trarre anche da pubblicazioni non prettamente “di categoria” o “specializzate”.

La Corte di Assise, pronunciandosi sulla richiesta di assunzione di nuovi mezzi di prova

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categoria:7 letteratura giuridica
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