Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano (Giovanni Giolitti)
Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano (Giovanni Giolitti)
Non avevamo nemmeno finito di muovere rilievi e critiche all'organizzazione dei corsi per i crediti formativi che si sono rotte le "giarretelle". Leggete qui sotto quanto è appena accaduto nei rapporti fra Unione Camere Penali Italiane e Consiglio Nazionale Forense:
(copiato dal sito della U.C.P.I.) "INAUDITA AGGRESSIONE DEL CNF ALLE CAMERE PENALI. LA REAZIONE UCPI. Con una ambigua circolare resa nota nei primi giorni di questa settimana il CNF, evidentemente pressato, ha inopinatamente emanato una circolare che -con toni retorici su una pretesa supremazia degli Ordini forensi nella formazione- di fatto rende completamente inoperante il recente protocollo firmato da CNF ed UCPI in materia di formazione. L'aggressione nei nostri confronti (nel momento in cui stavano partendo le nostre iniziative di formazione) è gravissima ed il movente è chiaro: si tratta del timore di molti Ordini forensi (anche se non di tutti), peraltro anche ben individuati, di una formazione di qualità ed a prezzo di costo. Il tradimento di un impegno formalmente sottoscritto la dice lunga sulla palude in cui ci si muove. La Giunta UCPI, nella grave situazione che si è determinata, ha reagito con estrema forza con la delibera che è pubblicata qui sotto, i cui contenuti sono anche nell'articolo del Sole 24 Ore di questa mattina (sabato 1 dicembre) Dev'esser chiaro al CNF che l'UCPI combatte da decenni per la difesa dei diritti civili in Italia ed è in grado di reggere -come la sua storia insegna- qualunque scontro in difesa delle ragioni ideali che rappresentano la sua stessa ragione di esistere. Per questo l'UCPI non abbandonerà la formazione (che dovrà portare alla specializzazione forense) alle derive affaristiche. Di seguito la delibera:
Ci risiamo. Giustino Gatti (Presidente di Corte di Assise a Napoli), non contento (vedi qui), torna a fare il "giudice parlante". E' di oggi, 15 ottobre 2007, l'ennesima sua intervista rilasciata a Leandro Del Gaudio su Il Mattino. Dicendo, innanzitutto, "partiamo dai concordati. Spesso con un accordo tra accusa e difesa si rinuncia agli stessi motivi d’appello. Basta un’udienza per svilire un lavoro complesso in istruttoria", egli dimentica che la "rinuncia ai motivi di appello" per la difesa dell'imputato, lungi dall'essere uno "svilimento del lavoro complesso in istruttoria", è sacrificio estremo e, comunque, è la sostanziale conferma, il più delle volte, proprio di quel complesso lavoro svolto nel corso del dibattimento, in sostanza è la conferma, nel merito, della sentenza dei Giudici del primo grado. E dimentica, soprattutto, che in molti casi il consenso della Procura Generale alla definizione del processo "concordata sulla pena" è soluzione dignitosa presa anche per limitare i danni arrecabili da sentenze di primo grado riformabili o, addirittura, annullabili per deficienze degli stessi Giudici del primo grado. Se, caro Presidente Gatti, una Sua sentenza è stata, "concordemente fra le parti", modificata, tanto da lamentarsi, Ella, del suo stravolgimento (da omicidio volontario ad omicidio preterintenzionale) e se tale accordo è stato ratificato da una Corte di Assise di Appello, pur solo in una sola udienza, non sarebbe il caso che Ella si chiedesse semplicemente: "ma vuoi vedere che a sbagliarsi sono stato proprio io?". Chi e cosa Le dà la certezza che la "verità processuale" bacia solo la sua fronte? Certo, quando Ella afferma che «le ”generiche” sono un istituto che produce lo sconto di un terzo della pena, poi ci sono benefici, indulti e condoni che rendono la condanna simbolica», qualche timore di finire sotto il Suo giudizio ci assale, ma poi veniamo tranquillizzati dalla certezza che Ella la Legge la applica e se Essa Legge prevede la possibilità di riconoscere all'imputato le circostanze attenuanti generiche o benefici di sorta, Ella, a meno di non avere ambizioni da Legislatore (pur consentite ... quanti Magistrati oggi siedono in Parlamento!), certamente ne terrà conto nell'intimità del Suo giudizio.
Ecco l'intervista integrale apparsa su Il Mattino del 15 ottobre 2007:
Ho trovato affisso in Tribunale un manifesto del Sindacato Forense in cui si sponsorizza l'iniziativa volta ad offrire a tutti gli avvocati il "servizio sostituzione processuale". In sostanza, si permette ai colleghi "impossibilitati" a presenziare in udienza la possibilità di farsi "sostituire" da altro difensore estratto, a sorte, da un elenco costituito (o da costituirsi) ad hoc. Ora, non conosco quale sia la prassi nel civile. Ma in penale la funzione di "sostituto processuale" (eccetto quella ex art. 97 co. 4 c.p.p.) è strettamente ed intimamente connessa a quella di "difensore di fiducia": solo a quest'ultimo, in considerazione proprio del rapporto fiduciario con il cliente, è consentito "scegliere" il proprio "sostituto processuale" ex art. 102 c.p.p.. Non comprendo allora come un'associazione possa permettere a qualsiasi Avvocato di venir meno ad una scelta così importante, demandando "alla sorte" la scelta di chi "eserciterà i diritti ed assumerà i doveri di difensore". Si badi che tutt'altra cosa è la "sostituzione con difensore di ufficio" ex art. 97 co. 4 c.p.p. la quale avviene su nomina dell'Organo Giudicante in caso di irreperibilità, mancata comparsa ed abbandono della difesa del difensore di fiducia. La "sostituzione processuale pura" alla quale si riferisce il manifesto/iniziativa in oggetto deve restare atto di piena responsabilità del difensore di fiducia il quale (lungi dall'essere irreperibile, non comparso o abbandonante la difesa) predispone comunque, con scelta sensata ed oculata, la miglior difesa tecnica del suo assistito. Il timore è che manifesti/iniziative dele genere possano ulteriormente svilire la funzione dell'Avvocatura fino ad evidenziarne la "automaticità" della funzione. Stiamo compiendo sforzi enormi per recuperare proprio la funzione dei difensori di ufficio, che da meri presenzialisti del processo devono diventare "protagonisti", e che facciamo? Diamo il patentino di "meri presenzialisti" anche ai "sostituti processuali"? Vi prego, qualcuno mi smentisca! Dica che ho mal compreso il manifesto/iniziativa (ovviamente per mia colpa, mai perchè mal scritto!)
guido de maio
Dal blog http://toghe.blogspot.com copiamo e incolliamo:
Luigi De Magistris e “la Magistratura”
di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)
Cosa fa la magistratura associata con i magistrati integerrimi e coraggiosi quando questi vengono assassinati si sa benissimo: si appropria dei loro meriti, dando luogo all’abuso per il quale quando qualcuno si permette di chiedere conto “alla Magistratura” di qualcosa di cui debba vergognarsi, essa invoca la memoria dei suoi martiri, dicendo che “la Magistratura ha pagato a caro prezzo il suo eroismo”.
Ma non è la verità, perché non è “la Magistratura” ad avere pagato con il sangue il suo eroismo; a farlo sono stati alcuni singoli magistrati, che prima di essere assassinati erano stati clamorosamente e rumorosamente isolati dai loro colleghi:
Si segnala l'intervento del Dott. Pierluigi Picardi , Consigliere della Corte di Appello di Napoli, sul blog aperto da alcuni magistrati e di fianco linkato.
per leggere l'intervento è sufficiente cliccare sul nome sopra riportato "Dott. Pierluigi Picardi"
Nel lontano 2000
...Le auguro di poter valorizzare il ruolo dell’avvocatura: troppe volte esso è stato, nel recente passato, contrabbandato quale pastoia impeditiva del fluente corso di un accertamento che, altrettante volte, ho udito rivendicare quale prerogativa propria, esclusiva ed escludente, della Magistratura; non può ignorare che l’avvocato mai potrà essere “normalizzato” quale meccanismo di legittimazione ab extrinseco di attività processuali da altri ed altrove compiute. La funzione, anzitutto cognitiva, della difesa è ruolo istituzionale oltre che costituzionale: e Le auguro di saper tutelarla; riconoscendo inoltre che il controllo che la difesa esercita nel processo altro non è che la manifestazione di quella “diffidenza dal potere” sulla quale si articola la democrazia pluralistica. Non è lesa maestà.
dalla recentissima Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli Dott. Aldo Esposito nel proc. pen. n° 22570/03 R.G.N.R. :
"DILAZIONE DELL'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI CONFERIRE COL DIFENSORE - Come da richiesta del PM, data la pluralità dei reati, la pluralità di indagati e l'uso da parte dei medesimi di una terminologia criptica per comunicare, indipendentemente dalle ipotesi di reato attribuite ai singoli, tenuto conto del pericolo di inquinamento probatorio, costituito dall'esigenza di evitare la precostituzione di una strategia comune o la preordinazione di tesi difensive di comodo, va disposto il differimento del diritto degli indagati di conferire con il proprio difensore ex art. 104 co. 3 c.p.p."
A seguito dell’assemblea della Camera Penale di Napoli del 12 giugno 2007 viene proclamata una nuova astensione dalle udienze dal 25 giugno al 3 luglio: in sostanza non vengono ritenute soddisfacenti le risposte del Procuratore della Repubblica di Napoli sulle intercettazioni fra difensori ed assistiti e non risolta la questione relativa all’accesso alle Cancellerie della Corte di Appello di Napoli.
Il direttivo della Camera Penale di Napoli si dimette, rassegnando ai quotidiani , nei giorni a seguire, alcune riflessioni:
1) sul Corriere del Mezzogiorno del 13 giugno
2) su Il Mattino del 16 giugno
Quale, di grazia, il reale pensiero del Presidente? Quale, delle due dichiarazioni, va smentita?
Ill.mo Sig. Presidente della Corte di Appello di Napoli
Ill.mo Sig. Presidente del Tribunale di Napoli
Si prega le SS.VV., al fine di adottare le determinazioni del caso, voler portare alla conoscenza dei Magistrati, dei Cancellieri e degli Uscieri dei Loro Uffici il seguente Regio Decreto tutt’oggi in vigore:
R.D. 14-12-1865 n. 2641
Regio Decreto col quale è approvato il Regolamento generale giudiziario per l'esecuzione del Codice di procedura civile, di quello di procedura penale e della legge sull'ordinamento giudiziario.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 20 dicembre 1865, n. 292
Capo V
Sezione I
Delle divise della magistratura.
156. La magistratura fa uso di due distinte divise: una con toga per le pubbliche sedute e udienze: l'altra con abito a spada per presentarsi individualmente in forma ufficiale e solenne.
§ 1
Delle divise con toga.
157. Le divise di tutti indistintamente i funzionari della magistratura giudicante e del ministero pubblico si compongono di zimarra nera, con cintura di seta guarnita di nappine, toga di lana nera con maniche rialzate e annodate alle spalle con cordoni, tocco, ossia berretto nero, e collare di tela batista.
158. La qualità e il grado rispettivo dei suddetti funzionari sono determinati dai distintivi seguenti:
A. la zimarra di tutti i membri giudicanti e del ministero pubblico, delle corti di cassazione e di appello è di seta; quella degli stessi funzionari dei tribunali e dei pretori è di lana;
B. la cintura dei suindicati funzionari delle corti è rossa con nappine d'oro: quella dei funzionari dei tribunali è turchina con nappine di seta eguale nelle adunanze ordinarie, e d'argento nelle circostanze solenni; e quella dei pretori è nera con nappine simili di seta;
C. i cordoni per le corti sono d'oro, per i tribunali d'argento, per i pretori di seta nera;
D. il tocco per le corti è di velluto fregiato in oro, per i tribunali e per i pretori è di seta fregiato in argento;
E. il tocco del primo presidente e procuratore generale della corte di cassazione è fregiato di tre galloni, quello del presidente di sezione e avvocato generale della cassazione, dei primi presidenti di corti d'appello e procuratori generali presso le stesse corti, dei presidenti e procuratori del Re dei tribunali è fregiato di due galloni, quello dei consiglieri e sostituti procuratori generali di cassazione, dei presidenti di sezione e avvocati generali delle corti d'appello e dei vice-presidenti dei tribunali è fregiato di un gallone, quello dei consiglieri d'appello e sostituti procuratori generali presso le corti d'appello, dei giudici e sostituti procuratori del Re è fregiato di un cordone, e quello dei pretori è fregiato di un filetto. Il tocco dei sostituti procuratori generali aggiunti è fregiato di un cordoncino d'oro.
159. Le divise degli aggiunti giudiziari e degli uditori consistono nella toga di lana nera, tocco di seta, guarnito di un filetto d'argento quanto agli aggiunti, di seta per gli uditori, e collare di tela batista.
160. ...
Le divise dei cancellieri, vice-cancellieri e vice-cancellieri aggiunti delle corti d'appello e dei tribunali consistono nella toga di lana nera, nella zimarra di lana e cintura di seta nera con nappine e cordoni di seta rossa per i cancellieri, vice-cancellieri, e vice-cancellieri aggiunti delle corti, nel tocco di velluto per questi e di seta per quelli dei tribunali fregiato di cordone di seta, e nel collare di tela batista.
...
162. Gli uscieri in servizio alle udienze delle corti e dei tribunali vestono tunica lunga fino al ginocchio di panno nero tutta abbottonata con una fila di bottoni lisci di seta, fascia alta dodici centimetri, serrata alla persona sul dietro con fibbie, collare liscio di tela batista, calzoni corti con calze di lana, mantelletto di panno lungo quanto la tunica e tocco di lana nera.
Gli uscieri delle corti hanno calze e mantelletto di colore rosso e la fascia di seta rossa; gli altri hanno calze, mantelletto e fascia di color nero, e questa di lana.
163. Le corti hanno una mazza e bastoni per gli uscieri; i tribunali hanno bastoni.
Avevo appena stigmatizzato l’intervista di un Giudice sulla propria sentenza e sulla sentenza del Giudice dell’appello e avevo appena chiosato con queste testuali parole : ” Immagino che, di certo, un bravo giornalista abbia chiesto anche al Giudice dell’Appello un’eventuale replica alle sue osservazioni. Ma voglio ancor più immaginare che un sereno Giudice dell’Appello a quel giornalista abbia negato qualsiasi replica: Egli, sì, si limiterà a parlare ... con la sentenza!” , che invece è arrivata puntuale la smentita. Su Il Mattino di oggi 27 maggio 2007 è comparsa l’intervista (corredata, stavolta, da vanitosa foto) al Presidente della Corte di Assise di Appello, Dott. Lupo …
“Noi giudici ci esprimiamo con le sentenze”, dice il Presidente della Corte di Assise Giustino Gatti; ma, purtroppo e tradendo il suo dire, afferma quanto innanzi in un’intervista a Il Mattino del 18 maggio 2007. E l’intervista, a mia pur breve memoria, segna una incresciosa novità: mai un giudice aveva provveduto a criticare pubblicamente dei colleghi per avere riformato, in appello, la sua sentenza; men che mai ciò è avvenuto prima che venissero depositate le motivazioni o, addirittura, che la sentenza fosse passata in cosa giudicata
“... Nelle settimanali camere di consiglio nessuno dei giudici mostrava di interessarsi a quanto riferiva il relatore di ogni singola causa ... Quasi tutti i presenti protestavano, però, quando il presidente stabiliva l’importo dell’onorario da porre a carico della parte soccombente, affermando che l’avvocato che aveva assistito la parte vittoriosa ... con una sola causa avrebbe guadagnato più di quanto essi percepivano, come stipendio, per tre o quattro mesi di lavoro ... Chiesi loro se avessero avuto proibito dal medico di dedicarsi all’avvocatura, dalla quale avrebbero tratto così lauti guadagni ...”
Nei casi di annullamento (n.d.r.) “... La Corte di Cassazione non è nè un assassino nè un becchino, ma è un anatomopatologo che fa la diagnosi sul cadavere e constata la causa del decesso, già avvenuto, della sentenza impugnata ...”
“...Gli errori procedurali non sono cavilli. Le regole, anche quelle procedurali, tutelano dei valori, quasi sempre di rilevanza costituzionale, e debbono essere, perciò, rispettate da tutti e, soprattutto, dai giudici ...”
Corrado Carnevale, “Un giudice solo”, Marsilio Editori
Anche il Procuratore Generale di Napoli (dopo il Prefetto) ha espresso la Sua opinione sul ruolo e le responsabilità della borghesia in merito alla grave situazione in cui versa la città di Napoli. Si riporta un significativo stralcio del Suo intervento sul Corriere del Mezzogiorno di mercoledì 11 aprile 2007: "...insieme è necessario che si riscopra e si riviva il gruppo di doti, che un tempo hanno fatto corpo nel concetto di dignità, del quale oggi nessuno parla. Noi uomini dignitosi ne abbiamo incontrati nella nostra annosa professione: uomini di umile condizione, poveri, a volte delinquenti e, tuttavia, capaci di vivere secondo i loro principi morali, di fare sacrifici per ciò che ritenevano giusto...".
Ma l'atavico problema di Napoli non era proprio quello di giustificare i delinquenti sempre e con la solita solfa che tuttavia sono pur sempre uomini capaci di vivere secondo i loro principi morali e di fare sacrifici per ciò che ritengono giusto ? Non è questo lo stereotipo dell' uomo d'onore , del guappo di quartiere , "cattivo maestro" di quello che poi nella storia sarebbe diventato il camorrista ? Che di questi uomini a volte delinquenti il Procuratore Generale, quale uomo dignitoso, ne abbia incontrati nella Sua annosa professione nessuno ne ha dubbio: è ed è stato il suo ruolo istituzionale quello di incontrarli per perseguirli o giudicarli. Ma che da questi uomini a volte delinquenti se ne possa trarre esempio per riscoprire e rivivere il gruppo di doti che un tempo hanno fatto corpo nel concetto di dignità ... resta qualche seria perplessità.
Dal sito della U.C.P.I. (a fianco linkato) si riporta stralcio della circolare emanata dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino in materia di “archiviazione generosa” (diretta ad i suoi Sostituti) ed il comunicato successivo pubblicato dalla Giunta della U.C.P.I.. ... Appena il 9/11/2006, con l'intervento "indulto&inutilità dei processi", su questo blog la questione era già stata affrontata ed oggi drammaticamente si ripropone ...
Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino:
<<Ritengo ... sia necessario adottare alcuni criteri di selezione e di accantonamento di fascicoli, in attesa magari di tempi migliori
“... Respingere quello che con disprezzo viene chiamato "garantismo" - e che è poi un richiamo alle regole, al diritto, alla Costituzione - come elemento debilitante nella lotta alla mafia, è un errore dl incalcolate conseguenze ...